Judit Józsa - Tamás Pelles

LA STORIA DELLA SCUOLA ITALIANA DI BUDAPEST

ALLA LUCE DEI DOCUMENTI D'ARCHIVIO

Il saggio è stato pubblicato nel volume:

Gilda Mara Bér (a cura di): Storia della scuola italiana di Budapest – A budapesti olasz iskola története (1935-1947)

AEBES, Budapest, 1999. pp. 19-78.

 

Indice

1. Introduzione

2. La situazione dei rapporti italo-ungheresi negli anni 1920-30

2.1. L’italiano in Ungheria

2.2. Gli italiani in Ungheria

2.3. Gli italiani residenti all’estero e lo Stato Italiano

3. La nascita dell’idea della Scuola Italiana

4. L’organizzazione della Scuola Italiana

5. Il primo anno della Scuola Italiana

6. Il funzionamento della Scuola Italiana fino al riconoscimento

6.1. Gli alunni della Scuola

6.2. Gli insegnanti della Scuola

6.3. Programmi e orari

7. Verso il riconoscimento

7.1. Le trattative circa il riconoscimento

7.2. Questioni non ancora risolte

7.3. La posizione ungherese nell’interpretazione del Ministro Vinci

8. Regolamento della Regia Scuola Italiana Eugenio di Savoia di Budapest

9. Il funzionamento della Scuola dopo il riconoscimento

10. Gli anni della guerra e le sue conseguenze: chiusura della scuola

10.1. I cambiamenti nella politica interna italiana nell’anno 1943 e le sue conseguenze

10.2. L’avvicinamento della guerra

10.3. Dopo la guerra: ripresa e chiusura

11. L’importanza del funzionamento della Scuola Italiana di Budapest

 

1. Introduzione

Perché un libro sulla scuola italiana di Budapest? Siamo due insegnanti del liceo bilingue italo-ungherese “Zoltán Kodály” di Pécs, e come tali siamo sempre stati particolarmente interessati alla storia dell’insegnamento italo-ungherese, sia dal punto di vista storico che pratico. Sapevamo dell’esistenza fra le due guerre di un liceo italiano di Pannonhalma e indagando fra i vecchi documenti di archivio abbiamo trovato un cenno ad una certa Scuola Italiana di Budapest che regalava libri al Liceo Italiano di Pannonhalma. Ci è venuta la voglia di saperne di più, di questa scuola mai sentita nominare prima. Le prime ricerche non avevano dato nessun risultato, come se si trattasse di una scuola fantomatica. Abbiamo scoperto con meraviglia che nessuno aveva mai dedicato attenzione a questa istituzione.

Grazie all’interessamento del direttore dell’Istituto Italiano di allora, prof. Giuseppe Manica e della dottoressa Gilda Mara Bér, presidente dell’AEBES (Associazione di ex-borsisti ungheresi in Italia ed ex-allievi di scuole italiane in Ungheria), abbiamo ricevuto i primi incoraggiamenti ed indicazioni. Le indagini condotte poi nell’Archivio Storico-Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri di Roma hanno dato i primi risultati. La nostra intenzione era di completare questa ricerca confrontando i documenti italiani con quelli ungheresi. Ma purtroppo nell’incendio del 1956 gran parte del materiale del Ministero della Pubblica Istruzione custodita nell’Archivio Nazionale Ungherese è stata distrutta. Così durante il nostro lavoro abbiamo potuto basarci quasi esclusivamente solo sui documenti italiani, completati da alcuni articoli della stampa contemporanea. Abbiamo inoltre intervistato una decina di ex‑alunni, ma evidentemente i loro ricordi, pur essendo interessantissimi, appartengono ad un altro genere.

Anche se, per i motivi sopramenzionati, la nostra ricerca è rimasta incompiuta, consideriamo importante documentare l’esistenza e la storia di questa scuola che segna un capitolo importante nei rapporti culturali italo-ungheresi.

Si ringraziano oltre ai già ricordati dottoressa Gilda Mara e professor Giuseppe Manica, tutti quelli che ci hanno aiutato, fra cui si ricordano i collaboratori dell’Archivio Storico-Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri di Roma, dell’Archivio Nazionale Ungherese (Magyar Országos Levéltár) e dell’Archivio della Capitale Budapest (Budapest Főváros Levéltára). Un ringraziamento particolare al professor Giorgio Pressburger, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura per l’Ungheria che ha reso possibile la realizzazione di questa pubblicazione. Infine si ringraziano tutti quelli che hanno lavorato sulla revisione del manoscritto.

* * *

Scrivere di scuole in Ungheria significa pensare subito anche all’Italia: in effetti, quella che si considera la prima scuola ungherese, fu fondata a Pannonhalma nel 996 dai padri benedettini provenienti da Roma, ossia la prima scuola ungherese ha delle origini italiane, romane.

L’elemento italiano, come si sa, ha avuto un ruolo fondamentale nella civilizzazione e nella scolarizzazione del popolo ungherese. Per tutto il Medioevo i legami fra i due paesi erano molto intensi. è noto che le più famose università italiane (Padova, Bologna, Roma) erano frequentate da molti studenti ungheresi che, tornati in patria, divennero poi personaggi di gran rilievo nei più svariati campi della vita del paese.

Parlando dei rapporti italo-ungheresi non va dimenticato il fatto che, per più di due secoli, alcune regioni dell’Italia settentrionale e l’Ungheria facevano parte dello stesso impero, dell’impero degli Aubsburgo.

Anche se i rapporti fra le due culture erano piuttosto intensi, e tanti protagonisti della nostra cultura erano anche italofoni, in quel tempo non si può ancora parlare, ovviamente, di uno studio istituzionalizzato della lingua italiana in Ungheria. I primi dati che riguardano l’insegnamento dell’italiano nel nostro paese risalgono alla fine del Settecento. La prima cattedra di italiano fu fondata nel 1869 a Budapest. Al livello della scuola secondaria, come si sa, la lingua dell’insegnamento fu il latino fino al 1844, anno in cui fu introdotto l’uso dell’ungherese.

Nell’Ottocento, poi, avvenne un fatto importante che fu decisivo e segna una svolta nei nostri rapporti: è l’annessione della città di Fiume al Regno d’Ungheria. La città che – come tante altre in quest’area del mondo – cambiò spesso padrone nel corso della sua storia, vide tre periodi ungheresi (della durata di più di 100 anni). Durante questi periodi si formarono quelle generazioni di studiosi, letterati, professori, traduttori bilingui che funzionano da ponte fra le nostre culture, gettando le basi sia dell’italianistica ungherese che della magiaristica italiana.

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2. La situazione dei rapporti italo-ungheresi negli anni 1920-30

2.1. L’italiano in Ungheria

Dopo la Grande Guerra, dopo lo shock causato dal trattato di Trianon, l’Ungheria comincia una politica di apertura verso i paesi dell’Europa occidentale. Una particolare attenzione viene riservata all’Italia, nonostante fossimo stati nemici alcuni anni prima. L’interesse si dimostra a tutti i livelli, anche a quello culturale. Come prima manifestazione di quest’interesse va ricordata la nascita della società Mattia Corvino nel 1920, che insieme alla rivista Corvina (1921) ha la parte del leone nello slancio dei rapporti italo-ungheresi. Quattro anni dopo, nel 1924, fu inoltre costituito il comitato della Dante Alighieri di Budapest[1]. La nuova società si affretta ad assicurare sia alla società Corvino, sia ad un’altra società, la Lega Italiana, che svolgevano già un ruolo molto importante nel curare i rapporti italo-ungheresi, che non voleva in nessun modo intralciare il loro lavoro ma intendeva svolgere un lavoro esclusivamente culturale. Come uno dei compiti principali della Dante viene ricordata la diffusione della lingua italiana in Ungheria (in quel periodo l’insegnamento dell’italiano non era ancora introdotto nel nostro paese).

Fra le altre tappe importanti nelle relazioni fra i nostri paesi dobbiamo ricordare l’istituzione dell’insegnamento obbligatorio dell’italiano nelle scuole ungheresi a partire dall’anno scolastico 1925-26, il Patto di amicizia[2] firmato nel 1927 e la Convenzione culturale[3] del 1935, la fondazione di due cattedre universitarie di lingua italiana (1922 Szeged, 1924 Pécs)[4], la creazione dell’Istituto Italiano di Cultura per l’Ungheria nel 1937. Quest’Istituto, oltre la sede centrale a Budapest, aveva anche filiali in altre due città: a Debrecen e a Pécs.[5] In quest’occasione ci fermeremo un po’ più dettagliatamente su due aspetti che per il nostro argomento sono importanti.

 

2.1.1. Corsi di lingua italiana

Per quelli che volevano studiare l’italiano, dal 1922 a Budapest vennero organizzati dei corsi di lingua che si chiamano “scuole italiane”. Quest’istituzione sorse per volontà del Ministro d’Italia in Ungheria (Principe di Castagneto), che ne affida l’organizzazione al presidente della Lega Italiana. Cosi il professore italiano arrivato a Budapest ad insegnare negli Istituti Superiori aveva anche il compito di curare l’organizzazione dei detti corsi. Nell’anno scolastico 1922/23 si avviarono i corsi. Le spese del funzionamento erano sostenute da due organizzazioni, la Lega e il Patronato degli Italiani in Ungheria. Dall’anno successivo in poi mandarono dei contributi il Ministero degli Affari Esteri, la Dante Alighieri e la Camera di Commercio Italo-Ungherese.

Questi corsi gratuiti di lingua italiana erano rivolti a due principali tipi di utenza: adulti ungheresi e bambini italiani. La cerimonia di inaugurazione dei corsi si svolgeva con gran solennità, così come la festa di chiusura con la premiazione. I corsi già nel 1924 contavano settecento iscritti e il loro numero aumentava sempre con gli anni. Dieci anni dopo il loro numero raggiunse i millecinquecento, nell’anno accademico 1934/35 i tremila iscritti. Con questi effettivi i corsi italiani superarono tutti i corsi di lingue straniere in Ungheria (francese e inglese). Da questi corsi di lingua italiana nasce poi quella che è destinata a diventare la Scuola Italiana di Budapest.

 

2.1.2. L’introduzione della lingua italiana nel sistema scolastico ungherese

L’introduzione nel sistema scolastico ungherese della lingua italiana è un fatto che merita esser ricordato. Per quello che riguarda le lingue moderne, la prima ad esser introdotta era il tedesco (per ovvi motivi storico-politici), seguita poi dal francese. Con il detto provvedimento furono introdotte, nello stesso anno, l’italiano e l’inglese, così gettando le basi di una tradizione di cui pochi paesi possono vantarsi in Europa.

Sulla motivazione della scelta di introdurre l’insegnamento della lingua italiana parla così, in un discorso pronunciato a Roma il 16 marzo 1927, il conte Kunó Klebelsberg, Ministro dei Culti e della Pubblica Istruzione: “Ho fatto votare recentemente dall’Assemblea Nazionale Ungherese una legge che riforma la scuola media maschile e femminile. E questa legge dispone che la lingua e la letteratura italiana debbano figurare come materie d’insegnamento obbligatorie nel programma didattico della scuola media. I pedagoghi sanno benissimo come la scuola media sia la parte della pedagogia generale la quale tolleri meno di qualsiasi altra le frequenti anche se minime modificazioni. Gravi dovevano essere pertanto i motivi che m’indussero ad una modificazione tanto essenziale.

Il sistema della lingua italiana, la grammatica italiana sono per lo meno tanto perfette come nel francese e nel tedesco. Corrispondono quindi perfettamente alle esigenze del tirocinio logico offerto alla mente dello scolaro da una grammatica perfetta. Dati poi gli intrinsechi legami della lingua italiana e della latina, lo studio dell’italiano e del latino si appoggiano reciprocamente nella scuola media. Ma non questi furono gli argomenti decisivi per la mia riforma, perché l’insegnamento delle lingue nella scuola media mira a ben più oltre che allo studio del sistema grammaticale e all’acquisto di un certo tesoro di vocaboli. E non basta nemmeno che coll’aiuto di letture scelte lo scolaro si faccia un’idea della letteratura di un popolo. Dobbiamo mirare ad una meta ben più alta: dobbiamo fare in modo che lo scolaro impari a conoscere quello che vi è di essenziale nella cultura di un popolo.

Ripetendo tutte queste cose in me stesso, e ripensandovi, sono giunto ad una convinzione, e mi sono fatto una domanda. La convinzione si è che senza l’insegnamento intenso della lingua e della cultura italiana, la scuola media ungherese non è in grado di dare un quadro esatto e giusto della civiltà moderna.”[6]

In questi anni dunque c’è un risveglio di interesse verso lingua, cultura e civiltà italiane. Ma tutto questo da solo non sarebbe stato sufficiente: nella fondazione di una Scuola Italiana anche altri fattori hanno avuto la loro importanza.

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2.2. Gli italiani in Ungheria

Comunità italiane in Ungheria: è ben noto che fin dai tempi più remoti troviamo italiani in Ungheria. Italiani erano tanti religiosi, arrivati nei primi tempi, italiani tanti umanisti alla corte di re Mattia, italiani tanti architetti, italiani tanti operai alla fine del secolo scorso e all’inizio di questo secolo. Anche se non formarono mai una colonia importante, compatta, erano più di quanto comunemente si creda. Consultando elenchi telefonici, scorrendo gli annunci mortuari dei quotidiani, si scoprono spesso cognomi italiani.

In un articolo apparso sulla Nuova Corvina, Zsuzsanna Fábián ha dedicato un saggio allo studio dei cognomi italiani in Ungheria.[7] Nell’elenco telefonico di Budapest figurano i diversi Angelotti, Bandoli, Belloni, Benedetti, Catanzaro, Conti, Corradi, Cosutta, Del Medico, Guidi, Nikoletti, Pasqualetti, Pavone, Zanoni, ecc.

Un’altra prova dell’esistenza degli italiani in Ungheria è che all’inizio degli anni ‘90, a Budapest è stata fondata l’Alleanza Italiana d’Ungheria. Nel loro periodico scrivono così della loro finalità: “Lo scopo primario dell’Alleanza è l’indagine degli italiani e degli oriundi italiani che vivono in Ungheria”[8]

Nel periodo esaminato in Ungheria, soprattutto a Budapest, viveva una piccola comunità di italiani formata da operai, impiegati, liberi professionisti e aristocratici.

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2.3. Gli italiani residenti all’estero e lo Stato Italiano

Il fenomeno emigratorio italiano aveva avuto dimensioni notevoli fin dal Medioevo. Nel corso dei secoli comunità importanti di italiani si formarono in America latina, in Australia, in Africa, e in numerosi paesi d’Europa.

Subito dopo l’unificazione del Regno, si cominciò a regolare in qualche modo il fenomeno migratorio promulgando leggi, creando una commissione apposita (Commissariato Generale dell’Emigrazione). Dal 1927 venne creata una Direzione Generale degli Italiani all’Estero, che avrà il compito di tutelare e difendere gli italiani all’estero, che contavano dieci milioni. Il compito di tutelare e appoggiare i connazionali fu affidato ai fasci e alle organizzazioni giovanili. Dalla Direzione Generale degli Italiani all’Estero dipendevano tutte le scuole italiane all’estero. Tali scuole erano state create già nel passato, per iniziativa privata, ed erano gestite in genere da qualche ordine religioso. Nel periodo esaminato (anni 1930-40) c’è un’espansione di tali scuole che, nell’anno scolastico 1923, sono state riformate, mettendone in correlazione i programmi con quelli del Regno.[9] Fu in questo clima che nacque la Scuola Italiana di Budapest.

Per illustrare un po’ l’atmosfera dei tempi prendiamo una citazione da un discorso pronunciato il 6 novembre 1923 dal prof. Italo Siciliano, direttore dei corsi, in occasione dell’inaugurazione dei corsi di lingua italiana: “L’altro giorno, nella celebrazione di un rito della Patria, il nostro Ministro, colui che per noi instruisce una diuturna opera di abnegazione e di amore, il capo di quella Legazione dove noi ritroviamo un lembo della terra nostra per portarvi l’offerta della nostra adorazione, vi disse, o Italiani, parole che voi non avete dimenticato.

Egli vi parlò del dovere che avete di fare imparare ai vostri figliuoli la lingua che è il più saldo legame che ci possa unire alla Patria lontana. Voi avete sentito attraverso la nobiltà della forma la commozione e la passione che erano alla sorgente dell’ammonimento e senza dubbio avete promesso a voi stessi di non venire meno a quello che è non solo un dovere, ma soprattutto il vostro diritto e la ragione essenziale del vostro orgoglio.

Fate dunque, o Italiani, che i vostri bambini apprendano le parole dolci che voi avete sentito dalla bocca materna, le parole che suasero i vostri sonni, che popolarono la vostra fantasia di armonie e di leggende, che vi accompagnarono nel cammino come una musica lieve o come una diana eroica. Fate che i vostri figli domani, quando si troveranno presi dall’inesorabile tormenta, quando si troveranno soli per le vie del mondo, abbiano questa luce, questo conforto, questa forza di sapersi italiani. Fate che essi nel momento del bisogno e del pericolo, quando si sentiranno più deboli e più abbandonati, sappiano ritrovare la loro lingua per rivolgersi alla loro Madre immortale, sappiano di avere, dovunque essi siano, una patria vigile e possente che li guarda, li assiste, li difende, sappiano che per tutte le strade ed in tutti i pericoli troveremo in piedi, più eroica, più augusta, più grande, l’Italia degl’Italiani.[10]

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3. La nascita dell’idea della Scuola Italiana

Abbiamo menzionato all’inizio che a Budapest, a partire dal 1922, funzionavano dei corsi di italiano, le cosiddette scuole italiane, rivolte a due diversi destinatari: adulti ungheresi e bambini italiani.

In una relazione mandata al Direttore Generale Scuole Italiane all’Estero nel 1929, il direttore dei corsi presenta l’attività della scuola. I corsi si tenevano a tre livelli, corso di primo, di secondo e di terzo grado:

“Nei corsi di primo grado, che erano i più numerosi (12 con 500 iscritti) l’insegnamento è esclusivamente grammaticale e linguistico. Questi corsi sono affidati a degli ottimi professori ungheresi che, per lunga dimora a Fiume, conoscono molto bene la nostra lingua. Libri di testo: Grammatica con letture ed esercizi del Fest. Nei corsi di secondo grado l’insegnamento linguistico è integrato da larghe letture e dallo studio della sintassi. Libri di testo: Le Voci e la vita e Dai Secoli del Pellizzari, il Cuore del De Amicis. Nei corsi di terzo grado, oltre ad esercitazioni scritte ed allo studio dei Promessi Sposi e di classici facili, si presentano anche le maggiori figure della nostra Storia Letteraria. Libri di testo: I Promessi Sposi, il Disegno Storico del Flamini e l’Antologia del Pellizzari. Il funzionamento della Scuole è ormai ottimo ed i progressi degli alunni sono quanto mai soddisfacenti. La bontà dei risultati è da attribuirsi, oltre che alle simpatie ed alle speciali disposizioni linguistiche degli amici ungheresi, all’opera ed allo slancio del corpo insegnante, composto dai Signori Professori Calabrò, Dal Martello, Martini, Kramer, Mohora (nazionalità italiana) e Békei, Schmidt, Kallos (nazionalità ungherese).”[11]

Non era altrettanto rosea la situazione per quello che concerne il secondo indirizzo, quello dei bambini italiani. Qui la scuola significava soltanto due ore di insegnamento, la domenica, impartito ad una sessantina di ragazzi “di età, di condizioni, di capacità molto differenti”.

Due mesi dopo, in un’altra lettera, si sottolinea la necessità di integrare nei corsi, nel limite del possibile, alcune nozioni riguardanti la storia e la geografia dell’Italia, inoltre si accenna al fatto che la scuola, “pur avendo per scopo essenziale la diffusione della nostra lingua, cura indirettamente una discreta ed efficace propaganda per la comprensione dell’Italia contemporanea”[12]

Un altro documento risale al 1933. Da questo documento risulta che fu incaricato nel frattempo un maestro italiano, Odorico Pavarin, a riorganizzare l’insegnamento della lingua italiana ai bambini italiani.[13]

Il maestro Odorico Pavarin presenta poi una relazione dettagliata sull’attività svolta e sulla situazione in generale. Delle condizioni che ha trovato al suo arrivo dice: “… furono tenute delle lezioni domenicali di lingua e di canto che erano frequentate da un centinaio circa di ragazzi della nostra colonia, l’esito delle quali non fu, per varie ragioni, molto felice e corrispondente alla buona volontà di coloro che vi s’interessavano”.[14] In effetti, la situazione era abbastanza difficile. La colonia italiana era poco numerosa, composta quasi totalmente di operai che, data la crisi economica, si trovano in condizioni difficili. La maggior parte abitava nelle periferie, il che aumentava la difficoltà di raccogliere i ragazzi in un locale del centro. La Legazione, in alcuni casi a studenti poveri rimborsava le spese tramvarie, altrimenti non avrebbero potuto frequentare i corsi.

Un altro problema riguarda la scarsa conoscenza dell’italiano degli alunni e la mancanza di tempo, dato che i ragazzi frequentavano regolarmente una scuola ungherese.

Il maestro Pavarin, “non volendo abbandonare l’idea di fare qualcosa di concreto e di proficuo” divise i ragazzi secondo il loro grado di conoscenza della lingua italiana e propose la seguente soluzione[15]:

1)      Un corso per coloro che erano privi di ogni conoscenza della lingua italiana. Gli iscritti inizialmente erano 30 - oggi  sono 64.

2)      Un corso per coloro che conoscono già i primi elementi di lingua o di un dialetto, o meglio che capiscono un po’ la lingua ma non la parlano e non la scrivono. Inizialmente gli iscritti erano 16 - oggi sono 21.

3)      Un corso per coloro che conoscono discretamente l’italiano. Inizialmente gli iscritti erano 9 - oggi sono 15.

4)      Un corso domenicale per coloro che pur non conoscendo affatto la nostra lingua non possono, per ragioni di tempo, frequentare il primo corso. Inizialmente gli iscritti erano 16 - oggi sono 24.

Le lezioni, secondo la nuova modalità, iniziarono il 16 ottobre con 71 iscritti, il cui numero salì a 124. La fascia d’età varia dai 6 ai 18 anni. Tutto sommato, il maestro è contento della frequenza, e del lavoro svolto in genere, anche se i risultati non erano molto soddisfacenti. Per quello che riguarda il programma, i contenuti, i metodi, il maestro dice di basarsi soprattutto sulle sue precedenti esperienze acquisite in Alto Adige. Partendo poi da dette esperienze, cerca di adattarle alle esigenze locali. Da quanto risulta, il metodo adottato dall’insegnante fu il metodo diretto, privilegiando la lingua orale. Con il terzo corso poi si dà molto spazio alla lettura, alle nozioni di storia “tutto cioè che finora ho fatto con questo corso si può riassumere così: molte letture e molta conversazione”[16].

Nella sua lunga relazione il maestro parla anche delle organizzazioni giovanili (Balilla, Piccole Italiane, Avanguardisti, Giovani Italiane) e delle altre attività organizzate (come del canto corale, del corso di scherma, delle escursioni, ecc.).

Il maestro Pavarin conclude la sua relazione con queste parole: “L’unica proposta che potrei fare, che sarebbe desiderio mio che vivo la vita di tutti i giorni a contatto della situazione locale e di chiunque cui stia a cuore il problema dei giovani … sarebbe l’istituzione regolare di una Scuola Italiana ufficialmente riconosciuta. La spesa credo non sarebbe ingente e si potrebbe cominciare anche con le sole due prime classi. Solo con ciò si potrebbe definitivamente e seriamente sistemare la situazione locale, e i risultati del lavoro sarebbero certamente proficui e adeguati al lavoro stesso. Questo sarebbe il primo passo verso una serie di realizzazioni che non si limiterebbero alla salvaguardia del carattere nazionale dei nostri giovani qui residenti, ma avrebbe sviluppi ben più ampi ed efficaci in questo paese. Senza questa base il mio lavoro sarà sempre incompleto anche se la buona volontà di fare qualcosa di buono sia illimitata ed io cerchi di dare all’opera mia quel tono di serietà che è nel mio carattere. Per poter giungere a costituire una scuola regolare per il prossimo anno sarebbe necessario fin d’ora iniziare il lavoro di preparazione. Sarò grato a codesto R. Ministero se vorrà servirsi anche dell’opera mia qualora intendesse attuare questo progetto.”[17]

La proposta fu accettata: in un telespresso mandato dal Ministero degli Affari Esteri alla Regia Legazione d’Italia datato 14 giugno 1934 si legge: “è intenzione di questo Ministero istituire col prossimo anno scolastico in Budapest (settembre 1934) la scuola elementare diurna. Già da vari anni quest’istituzione era stata reclamata e per le esigenze di bilancio non si era potuto attuarla. Le difficoltà di bilancio permangono, ma data la necessità di riprendere vigorosamente le iniziative culturali italiane in Ungheria il Ministero ha deciso di affrontare la nuova spesa. La scuola elementare è d’altra parte soltanto il primo elemento di un più vasto programma scolastico che il Ministero intende perseguire in Ungheria. Accanto alla scuola elementare dovrà infatti, subito o in un secondo tempo, sorgere il Liceo Italiano.”[18]

Nello stesso documento la Legazione venne incaricata di certi lavori organizzativi come la ricerca di una sede adatta e la preparazione di un preventivo.

In una relazione finale poi, mandata al Regio Ministero degli Affari Esteri, il maestro parla dell’attività concernente l’anno 1933/1934.[19] In questo documento in parte si ripetono le stesse cose che nella relazione precedente. L’insegnante trova molte difficoltà soprattutto con i principianti “l’esito ottenuto non fu proporzionato al lavoro e agli sforzi fatti”[20]. Tra i tanti motivi come il numero troppo grande degli iscritti, l’irregolare frequenza, la troppa eterogeneità del gruppo, il docente sottolinea il fatto che “i ragazzi parlano la madrelingua solo nelle poche ore di scuola, che sono insufficienti”[21]. La relazione si conclude cosi: “La soluzione migliore, come esposi nello scorso novembre, rimane sempre l’istituzione di una scuola regolare. Ma qualora nel prossimo anno ciò non si possa attuare, sarebbe molto opportuno, per evitare il deleterio inconveniente del punto morto rappresentato da questi ragazzi che per ragioni inevitabili, non escluso il tardo sviluppo intellettuale, scoraggiano l’insegnante e impediscono ogni sviluppo progressivo e uniforme della scuola e dell’organizzazione, che almeno fosse mandato un altro insegnante con l’incarico preciso di curare, con la vera istituzione di un primo Corso con almeno tre o quattro ore di insegnamento giornaliero, quella quindicina di elementi che non poterono seguire completamente le lezioni durante quest’anno scolastico, unitamente agli altri venti elementi nuovi che col prossimo ottobre verrano per la prima volta a scuola. In tal modo, restando pur sempre i Corsi organizzati durante il corrente anno, si otterrebbero risultati soddisfacentissimi nel campo scolastico e educativo evitando radicalmente di vedere ragazzi già grandicelli che non conoscono la madre lingua e avendo modo di curarli fin dalla più tenera età. … Mi auguro che codest’Ufficio voglia accogliere di un buon grado e tener conto di quanto è stato esposto. Qualora codesto On/le Ufficio ritenga di risolvere il problema della scuola potrò fornire oralmente, quando lo crederà, tutti quegli elementi e quei dati che concernono gli alunni, il loro numero e la loro divisione per classe.”[22]

Come risposta alla relazione troviamo il seguente documento: “Il Ministero prende atto della relazione allegata al rapporto 3 luglio n. 6792/854. Poiché non è possibile almeno per ora l’istituzione di una scuola regolare sarà esaminata la possibilità dell’invio di un secondo insegnante a Budapest ai fini di una maggiore e più intensa propaganda culturale e scolastica.”[23]

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4. L’organizzazione della Scuola Italiana

Per un anno poi dev’essere stata molte volte oggetto di scambio di lettere l’istituenda Scuola Italiana di Budapest. Fra i documenti è particolarmente interessante un promemoria redatto dal prof. Gianola che riassume tutti i problemi che riguardano l’organizzazione della Scuola Italiana a Budapest.[24] Le domande e i problemi da risolvere erano le seguenti:

1)      Quali classi si devono istituire subito? – solo la prima e la seconda classe elementare e le prime due classi medie?

2)      La Scuola Media sarà di tipo settennale come nelle altre scuole italiane all’estero? – in questo caso, come sarà pareggiata con le scuole ungheresi? – si devono nei limiti dello stretto necessario completare i programmi con le nozioni necessarie di storia, geografia e cultura ungherese?

3)      Quali lingue sono da insegnare oltre al latino e all’ungherese? – proposta: tedesco o francese a scelta;

4)      La Scuola Elementare dovrà essere gratuita solo per i connazionali o anche per gli stranieri? E la tassa per la Scuola Media pagante sarà uguale per italiani e stranieri, o bisognerà applicare una differenziazione? Secondo quali criteri? Qui ci si trova di fronte ad un dilemma: i denari servirebbero molto, ma applicare un criterio di uguaglianza avrebbe il merito di attirare alla scuola stranieri, soprattutto l’elemento ebraico, che secondo le norme vigenti pagava il quadruplo di quello che pagavano i cattolici.

5)      Chi saranno gli insegnanti; per le elementari c’erano i coniugi Pavarin. Per le medie si esprime la richiesta di un insegnante di lingua e di un insegnante di matematica. Per quello che riguarda l’insegnamento del canto, della ginnastica, della religione e della lingua ungherese, si pensava di incaricare docenti locali.

Tralasciando i punti 6, 7 si passa all’8 che riguarda le iscrizioni. In quella fase esistevano solo delle prenotazioni. Gli italiani residenti in Ungheria furono avvisati tramite una circolare oltre che da avvisi pubblicati sui giornali. Le iscrizioni furono un’ottantina. Date le circostanze, quelli che intendevano iscriversi nelle medie non dovevano sostenere l’esame. Sempre in vista della situazione speciale, si pensò sin dall’inizio di istituire corsi speciali intensivi di italiano da tenere nelle ore pomeridiane durante i primi due mesi di scuola.

In questo documento firmato dal professor Alberto Gianola si trova la proposta di denominare la futura Scuola Italiana con il nome di Eugenio di Savoia e si esprime la richiesta di avere con urgenza il regolamento e i programmi di scuole medie all’estero.

Due mesi dopo, in un altro documento, alcuni punti del promemoria vengono ripresi, riesaminati e completati. Uno di questi riguarda la denominazione della scuola: “Come ho già proposto in un mio precedente memoriale, ritengo opportuno che la scuola media s’intitoli al nome di Eugenio di Savoia, non solo per rendere così omaggio alla Casa faustamente regnante, ma perché, avendo l’illustre Principe guerriero partecipato alla guerra contro i turchi in difesa della Cristianità e dell’indipendenza dell’Ungheria dall’odioso dominio che l’aveva oppressa per un secolo e mezzo, il Suo augusto nome è anche simbolo di quella solidarietà italo-magiara che ha avuto nei secoli tante e così profonde manifestazioni nella vita civile, politica, religiosa, artistica ed economica di questa terra danubiana. La Sua statua equestre, che campeggia, dominando dall’alto la città, davanti alla facciata del palazzo reale, avrà così degno riscontro nella denominazione della Scuola Italiana, destinata ad essere organo vivo e dinamico della nostra affermazione e penetrazione culturale in seno a questa Nazione amica.”[25]

Ancora più interessante è il seguente passo: “Scopi e finalità della scuola: Poiché la colonia italiana in Ungheria è, numericamente, molto modesta, non raggiungendo in tutto il territorio le mille anime (di cui appena 300 o 400 nella Capitale), ed è qualitativamente costituita nella quasi totalità da operai e artigiani, fra cui molti disoccupati o in disagiata condizione economica, la scuola italiana non può essere ordinata al solo scopo di educare i figli dei nostri connazionali, ma deve anche e soprattutto mirare ad attrarre - analogamente a quanto fa, dal 1908, la scuola tedesca - il maggior numero possibile di Ungheresi e di stranieri, destinati ad essere in avvenire gli assertori del primato spirituale ed economico dell’Italia in questo paese. Perciò è necessario che la scuola - e specialmente la scuola media - si adegui quanto è possibile, nel suo ordinamento esterno alle scuole ungheresi, con opportuni ritocchi alla distribuzione delle materie nelle varie classi, accogliendo nei programmi quel tanto che è strettamente necessario per ottenere da questo governo il riconoscimento legale dei titoli da noi rilasciati e il pareggiamento.”[26]

Un grosso problema era, inoltre, che il sistema scolastico ungherese e quello italiano non erano paralleli, compatibili, il che avrebbe creato tantissimi problemi sia nel riconoscimento del titolo finale, sia nel passaggio ad altre scuole in Ungheria o in Italia. Il prof. Gianola escogitò un modo di risolvere il problema, dando il nome di classe preparatoria alla quinta elementare italiana.[27] Il parallelismo resterebbe dunque fissato così:

Scuola ungherese                         Scuola italiana

I gimnázium                                     classe preparatoria (V elementare)

II gimnázium                                    I ginnasio

III gimnázium                                  II ginnasio

IV gimnázium                                  III ginnasio

V gimnázium                                   IV ginnasio

VI gimnázium                                  I liceo scientifico

VII gimnázium                                 II liceo scientifico

VIII gimnázium                                III liceo scientifico

I polgári iskola                                classe preparatoria (V elementare)

II polgári iskola                               I istituto tecnico inferiore

III polgári iskola                              II istituto tecnico inferiore

IV polgári iskola                              III istituto tecnico inferiore

I felső kereskedelmi iskola               IV istituto tecnico inferiore

II felső kereskedelmi iskola             I istituto tecnico commerciale

III felső kereskedelmi iskola            II istituto tecnico commerciale

IV felső kereskedelmi iskola            III istituto tecnico commerciale

Come risposta, il 10 ottobre 1935 arriva un telespresso da parte delle autorità italiane, in cui praticamente si accettano le proposte del prof. Gianola, e si autorizza il suo ordinamento in otto anni: “Si approva la proposta d’intitolare la scuola media al nome di Eugenio di Savoia, ma si ritiene opportuno denominare la stessa scuola semplicemente R. Istituto Italiano. Si conviene nel proposito che la nostra scuola non sia solo ordinata allo scopo di educare i figli dei nostri connazionali, ma debba anche e soprattutto mirare ad attirare il maggiore numero possibile di ungheresi e stranieri. Pertanto la scuola si adegui, sì, nel suo ordinamento esterno alle scuole ungheresi: ma non si perda di vista che essa è scuola italiana e quindi deve in essa prevalere il carattere e il tono dell’insegnamento italiano.”[28]

Anche quel poco a cui abbiamo accennato è sufficiente per dare un’idea delle difficoltà dell’impresa: trovare locali, arredarli, trovare il personale non docente e gli insegnanti ungheresi e italiani, e non per ultimo reclutare gli alunni, stabilire i programmi, gli orari.

Pare che già all’inizio siano sorti problemi per quello che riguarda la gerarchia e la distribuzione dei compiti dentro e fuori della Scuola Italiana. La presidenza della Scuola Media fu affidata al prof. Lorenzi, anche se inizialmente era stato incaricato Gianola, ma con l’arrivo del prof. Lorenzi la situazione cambiò.

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5. Il primo anno della Scuola Italiana

Sull’andamento del primo anno si trovano molte informazioni nella relazione finale che i presidi erano tenuti a presentare alla fine dell’anno scolastico. In questo documento[29] si parla di tutto quello che riguarda il funzionamento e gli avvenimenti dell’anno scolastico in corso. I temi che tratta la presente relazione, sono: programmi, disciplina, alunni e classi, libri di testo, scrutini ed esami, organizzazioni giovanili, condizioni sanitarie, arredamento, biblioteca, iniziative, questioni varie (insegnamento religioso, riunioni delle famiglie, rapporti con le autorità ungheresi, celebrazioni e cerimonie, corrispondenza scolastica, radio scolastica, tasse scolastiche, propaganda, iscrizioni per l’anno seguente, insegnanti per il nuovo anno, locali, doposcuola, fondi).

Da questo documento emergono i seguenti problemi: lo svolgimento dei programmi era incompiuto, il che era dovuto ad una serie di fattori: l’impreparazione degli alunni, la scarsa conoscenza della lingua italiana e l’introduzione delle materie nuove.

Le tasse applicate alla scuola risultavano inferiori a quelle delle altre scuole straniere, ma superiori alle tasse delle scuole ungheresi. Per quello che riguarda i rapporti della scuola con le autorità ungheresi, essi si dicono ottimi. La nuova scuola aveva bisogno di farsi conoscere dal pubblico: “Tra le varie forme di propaganda le più efficaci si sono rivelate la pubblicità e le visite che hanno fatto alla scuola persone competenti da me espressamente invitate. Fra i quotidiani sei hanno pubblicato, in vari periodi di tempo opportunamente distanziati, fotografie e ampi commenti a firma sul metodo e sullo spirito del nostro insegnamento, mentre tutti hanno data notizia delle varie iniziative e per ben 5 volte hanno riprodotto i comunicati relativi alle iscrizioni. La radio, il 26 maggio u.s., ha inserito nel programma un discorso del sottoscritto sulla scuola italiana e ha diffuso 4 volte avvisi diversi. Sono state, infine, stampate e distribuite a cura della Scuola 1000 circolari a stampa e fatti affiggere per la città 300 manifesti.”[30]

Particolare attenzione viene riservata alle iscrizioni per l’anno seguente: “Le iscrizioni sono cominciate i primi di giugno ma hanno avuto la loro fase culminante dal 24 al 30 dello stesso mese. In questi giorni si è riversata nella nostra Scuola Media una tale massa di pubblico che ha reso difficilissimo il lavoro. Il sottoscritto ha avuto come collaboratori soltanto la Sig.ra Bradagin Lorenzi e il Prof. Horváth. In qualche giorno, per alcune ore, ha dovuto prestare servizio anche il segretario dell’Istituto di Cultura. Si possono calcolare oltre mille le richieste di informazioni e circa quattrocento le domande di iscrizione. Dato questo stato di cose è naturale che gli uffici abbiano dovuto funzionare senza alcun limite d’orario ... Nel forte numero degli aspiranti alla nostra scuola doveva essere operata una selezione non soltanto quantitativa in rapporto alla capacità massima del nuovo locale, ma anche qualitativa; selezione che è stata rigorosamente compiuta. Sono stati esclusi tutti quelli che avevano delle materie da riparare, che ponevano condizioni speciali per la condotta o che apparivano per altri motivi non desiderabili. Il livello medio degli iscritti è molto buono: oltre a figli di famiglie signorili figurano tra i nuovi alunni molti elementi della migliore borghesia. Che alcuni altri appartengano al ceto mercantile non può fare meraviglia dal momento che la scuola media ha, oltre il ginnasio, anche la sezione commerciale. Riguardo alla religione, il numero dei cristiani è in forte maggioranza (2/3 del totale) e in una proporzione assai elevata specialmente se si confronta con quella di altre, anche molto accreditate, scuole straniere di Budapest. è un peccato che la capacità dei locali non abbia permesso di accettare un numero maggiore di domande d’iscrizioni, le quali continuano a pervenire giornalmente. Che tutto ciò non potesse essere previsto è dimostrato dalle iscrizioni, fino ad oggi relativamente esigue, della scuola elementare. Dopo il 30 giugno, ho iniziato le lunghe e minute operazioni di controllo dei documenti e lo spoglio delle domande per la formazione delle classi. In seguito al controllo suddetto 10 nuovi alunni sono stati radiati.”[31]

Visto questo grande interessamento verso la scuola, era assolutamente necessario l’assunzione di nuovi docenti italiani, sia per l’insegnamento della lingua che delle materie in italiano. Circa le esigenze e i requisiti nei confronti del nuovo personale: “In linea di massima chiedo che i professori siano adatti ai particolari bisogni di questa scuola, che, cioè, oltre ad avere tutti gli altri requisiti, conoscano la lingua ungherese o, almeno, quella tedesca per evidenti ragioni dal momento che, come ho detto, la grande maggioranza della scolaresca non conosce la lingua italiana. Il loro compito sarà agevolato se potranno fin dal principio mettersi in pieno contatto con gli alunni valendosi anche dell’ausilio di una lingua da questi conosciuta. Altre scuole straniere, pareggiate come la nostra a quelle pubbliche, adottano addirittura l’ungherese come lingua d’insegnamento per alcune materie. Difficoltà - e non lievi - certamente si presenteranno; occorre perciò prepararsi ad affrontarle nel miglior modo perché dai risultati dell’anno prossimo dipenderà in gran parte la fortuna definitiva della nostra scuola.”[32]

Dopo aver tracciato un quadro molto dettagliato della situazione locale il Preside conclude così: “Che la scuola abbia superato la sua prima e più difficile prova è evidente. Abbiamo oggi una base sulla quale si può lavorare per un avvenire che sarà certamente sempre migliore. Il suo ulteriore sviluppo renderà prima o poi necessaria la separazione della sezione Commerciale, che per la sua natura è più adatta alle classi minori, dal cosiddetto Ginnasio. Posta così sopra un piano diverso, la scuola avrà la possibilità di compiere una più netta e rigorosa selezione degli alunni non solo dal punto di vista intellettuale ed economico ma anche sociale.”[33]

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6. Il funzionamento della Scuola Italiana fino al riconoscimento

6.1. Gli alunni della Scuola

Da chi era frequentata la Scuola Italiana? Già dai primi documenti risulta che la scuola fin dal primo anno era frequentata in maggioranza da studenti ungheresi. Secondo una tabella (tabella n. 1.) che illustra le iscrizioni per l’anno scolastico 1937/38, per appartenenza a nazionalità, su 191 iscritti 38 erano italiani, 148 ungheresi e soltanto 5 si trovano nella rubrica degli “altri”.

 

Tabella n. 1.

Iscrizioni per l’anno scolastico 1937-38[34]

Classe

I

II

III

IV

V

VI

VII

TOT.

Totale

28

56

18

28

19

27

15

191

NAZIONALITÀ

 

Italiani

6

8

4

11

3

3

3

38

Ungheresi

21

48

13

17

16

21

12

148

Altri

 

 

2

 

 

3

 

5

RELIGIONE

 

Cattolici

22

25

14

18

14

15

6

114

Riformati

2

2

2

3

4

6

2

21

Greco-orientali

1

 

 

 

 

 

 

1

Israeliti

3

29

2

7

1

6

7

55

SESSO

 

Femmine

10

28

2

13

7

8

6

74

Maschi

18

28

16

15

12

19

9

117

SCUOLA

 

Ginnasiale

 

46

13

14

10

6

9

98

Commerciale

 

10

5

14

9

21

6

65

Preparatoria

28

 

 

 

 

 

 

28

PROVENIENZA

 

Vecchi alunni

3

50

16

27

12

25

15

148

Nuovi alunni

25

6

2

1

7

2

 

43

TASSE

 

Esonerati

6

5

4

14

3

3

3

38

Paganti

22

51

14

14

16

24

12

153

 

Quanto alla distribuzione a secondo dei sessi, 74 sono femmine, 114 maschi. Il fatto che in questa scuola, a differenza delle scuole ungheresi di allora, studiassero insieme maschi e femmine, rendeva speciale la scuola e per molti era un’attrattiva in più. Per quello che concerne la religione, la maggior parte degli alunni è cattolica (114 persone), al secondo posto troviamo gli israeliti (55 alunni). I rimanenti appartengono alla Chiesa riformata (21) e infine uno solo studente rappresenta gli ortodossi.

Non abbiamo molte informazioni riguardo alla condizione sociale degli alunni; da una tabella (tabella n. 2.) risulta che sono rappresentati quasi tutti i ceti, dagli operai ai direttori di aziende, ma la maggioranza dei genitori degli alunni è costituita da impiegati privati, seguiti da professionisti e artisti, impiegati statali e industriali.

La scelta della Scuola Italiana per i propri figli da parte di una famiglia italiana o bilingue è scontata. Ma quali sono le ragioni per una famiglia ungherese? A sentire le testimonianze, in questa decisione hanno giocato un ruolo diversi fattori: l’amore dei genitori verso l’Italia, verso la cultura italiana, (abbiamo visto che in quel tempo i rapporti fra i due paesi erano intensissimi), c’è chi ricorda un parente che ha fatto gli studi in Italia, c’è chi ricorda motivi più banali, come, ad esempio, la vicinanza della scuola alla propria abitazione e ci sono anche quelli per cui in quei tempi non c’era molta scelta: data l’introduzione in Ungheria del “numerus clausus” per gli ebrei.

 

Tabella n. 2.

Tabella degli alunni distribuiti secondo la condizione sociale delle loro famiglie (1937/38)[35]

Ufficiali

9

Impiegati statali

24

Impiegati di banca

9

Impiegati privati

42

Insegnanti

7

Professionisti e Artisti

28

Possidenti

4

Industriali

27

Direttori di aziende

3

Commercianti

21

Operai

11

Vari

6

 

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6.2. Gli insegnanti della Scuola

Gli insegnanti della Scuola Italiana dal punto di vista della loro provenienza rientrano in tre categorie:

*      insegnanti di cittadinanza italiana mandati dal MAE,

*      insegnanti di madrelingua italiana (cittadini italiani o ungheresi) assunti sul posto,

*      insegnanti ungheresi.

Sembra che, sin dall’inizio, si contasse molto sull’elemento locale. Il preside Gianola al momento dell’organizzazione dichiarò di non avere nessun problema a coprire tutte le cattedre con insegnanti scelti sul posto. Consultando i diversi documenti, le relazioni, le proposte e le firme, si trovano i seguenti nomi italiani: i coniugi Pavarin, prof. Gianola, prof. Lorenzi, Flora Cavecchi, Giuseppe Civitelli, Ubalda Colli, Leonardo Pastcucci, Laura Bragadin, Luigia Piccioni, prof. Del Castillo, Albina Caselli, Agnese Coser, Salvatore Paxia, Rossi, Marsili, Nannetti, Estevan, Amodio, Stefano Maffei, Salvatelli, Saviotti, Celotti.

Gli ungheresi che insegnavano nella scuola dovevano conoscere molto bene la lingua italiana. Dal periodo degli inizi incontriamo i seguenti nomi: József Horváth, Zoltán Molnár, Mária Bató, Margit Héja, István Kritza, Zoltán Patkó, Júlia Silfen, Frigyes Milinkovich, Edit Grandpierre.

Parte di questi docenti veniva da Fiume, l’altra parte sembra che avesse frequentato università italiane. Dall’elenco sopraindicato si trovano alcuni nomi famigliari, fra cui quello di Mária Bató che scrisse alcuni saggi sul dialetto fiumano, quello di József Füsi Horváth che è conosciuto come traduttore e scrittore. C’è da menzionare che dopo la guerra anche Géza Képes, noto traduttore, insegnava nella scuola. L’instabilità del corpo docente, i frequenti cambiamenti, sarà più tardi uno dei problemi principali della giovane Scuola Italiana.

Per quello che riguarda il loro numero e altri dati, disponiamo di una tabella per l’anno 1938-39, secondo cui durante l’anno scolastico in questione nella Scuola Italiana lavoravano in totale 22 insegnanti, fra cui 16 maschi e 6 femmine, 18 laici e 4 religiosi, 7 di ruolo, 2 supplenti e 13 incaricati sul posto.

Nel ricordo degli alunni i professori, italiani e ungheresi, erano tutti bene preparati, sia dal punto di vista didattico che dal punto di vista professionale e adatti a risolvere situazioni molto difficili e delicate. Dal punto di vista politico non si sentiva assolutamente che si trattasse di una scuola del Governo dell’Italia fascista, anzi, circolava la voce che certi professori sarebbero stati mandati all’estero in quanto considerati poco affidabili dal Governo.

I professori italiani erano ben pagati e così, non avendo problemi economici, avevano tempo da dedicare agli alunni, anche oltre alle lezioni obbligatorie. Organizzavano delle attività extrascolastiche di carattere culturale, ore di ripetizioni e corsi di lingua per alzare il livello della conoscenza di lingua italiana degli alunni.

Grazie alle qualità umane dei professori, la scuola rappresentava un’oasi, un’isola felice in un mondo diventato sempre più assurdo ed ostile.

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6.3. Programmi e orari

Per quello che riguarda i programmi, il problema era il seguente: essi dovevano esser conformi ai programmi adottati nelle scuole italiane, e nello stesso tempo adattarsi anche alle norme delle scuole ungheresi. I due sistemi erano molto diversi fra di loro sotto numerosi aspetti (la durata degli studi, il sistema di valutazione, le materie insegnate, ecc.). Per giunta, in quegli anni erano in corso in Ungheria le riforme dell’intero sistema scolastico: “Considerata l’instabilità, l’incertezza e la molteplicità dei programmi delle varie scuole ungheresi maschili e femminili - cittadine, ginnasi, e istituti commerciali - male avvicinabili ai nostri due tipi di scuola - istituto tecnico inferiore col latino e senza, e liceo scientifico - istituto tecnico superiore - che hanno molti insegnanti in comune, è mia opinione che, eccettuate le materie differenziali, i nostri programmi debbano essere uguali a quelli delle altre scuole italiane all’Estero.”[36]

Nelle scuole elementari italiane all’estero in quel tempo si adottava il metodo Montessori, che consisteva nella attività spontanea del bambino. Il metodo abolisce le lezioni collettive e lascia molto spazio ai ritmi individuali dell’alunno. Non era possibile durante il primo anno stabilire con esattezza neanche le materie da svolgere, a causa dei problemi linguistici: l’insegnante si limitava a ripetere in lingua italiana gli atti che compivano i bambini per abituarli alla lingua.

Un programma abbastanza provvisorio, approssimativo, comprende le seguenti materie: religione, lingua italiana, aritmetica, geometria, nozioni varie (una specie di educazione ambientale), insegnamenti artistici, educazione musicale. Nella terza classe appare la geografia, la storia, il lavoro donnesco e una materia intitolata cultura fascista; la lingua si articola in lettura, calligrafia, grammatica, ortografia e composizione. Nella quarta entrano le scienze, il lavoro manuale, l’educazione fisica. Si veda la tabella n. 3.

 

Tabella n. 3.

Scuola elementare: Quadro orario e numero settimanale delle lezioni a.s. 1936/37[37]

Materia / Classe

I

II

III

IV

Religione

1

1

2

2

Canto, Disegno, Bella scrittura

2

1

2

2

Recitazione

2

 

 

 

Lettura, Scrittura, Esercizi di Lingua italiana

9

9

8

9

Lingua ungherese

1

2

4

4

Ortografia

 

3

3

 

Aritmetica, Geometria, Contabilità

4

4

4

4

Occupazioni ricreative

3

2

1

 

Nozioni varie

 

3

1

1

Giochi, Lavoro donnesco e manuale

5

2

2

3

Storia, Geografia

 

 

 

2

Diritto, Economia

 

 

 

1

Ginnastica

1

1

1

1

 

Il Ministero degli Affari Esteri dopo aver esaminato i programmi della Scuola Elementare scrive: “Nel programma di storia, di geografia, di nozioni varie, di recitazione, di canto, nelle lezioni intellettuali ricreative non deve essere dimenticato il paese che ospita la scuola. Gli alunni ungheresi e le loro famiglie devono sentire che la scuola italiana fa conoscere, ammirare ed amare l’Italia, ma coltiva altresì negli animi degli alunni la conoscenza e l’amore dell’Ungheria, attraverso la storia, la geografia, i rapporti tra i due popoli, i canti ed i racconti tradizionali. In questo senso i programmi devono essere integrati.”[38]

Il programma delle medie contiene le seguenti materie d’insegnamento: religione, lingua, storia, geografia italiana, lingua ungherese, lingua latina, lingua straniera (tedesco o francese), matematica, scienze naturali, disegno, stenografia, canto, educazione fisica. Nella sezione commerciale al posto del latino si insegnavano delle materie speciali: ragioneria, computisteria, calligrafia, dattilografia, ecc. Si veda la tabella n. 4.

 

Tabella n. 4.

Materie e ore d’insegnamento per l’anno scolastico 1937/38[39]

Materia / Classe

I

II

III

IV

V

VI

VII

Religione

1

1

1

1

1

1

1

Lingua italiana, Storia, Economia

 

7

7

7

7

7

7

Filosofia

 

 

 

 

 

 

3

Lingua latina

 

5

5

5

5

3

3

Lingua ungherese

4

4

4

4

4

4

4

Lingua francese o tedesca

 

2

2

4

4

4

3

Matematica

 

3

3

4

4

3

3

Fisica

 

 

 

 

 

3

3

Computisteria e Ragioneria

 

2

2

3

3

5

7

Diritto

 

 

 

 

 

 

3

Scienze, Chimica, Merceologia

 

1

1

1

1

2

5

Geografia

 

1

1

1

1

 

 

Disegno

 

2

2

2

2

2

2

Calligrafia

 

2

2

 

 

 

 

Stenografia

 

 

 

 

1

2

 

Dattilografia

 

 

 

2

1

 

 

Canto

1

1

1

1

1

1

1

Educazione fisica

2

2

2

2

2

2

2

 

Questa ripartizione delle ore era leggermente diversa da quella attuata nelle scuole italiane: Lo studio delle scienze naturali è ripartito nei quattro anni del corso anziché negli ultimi due. Lo studio del canto è stato introdotto perché esiste nell’ordinamento scolastico ungherese e anche nelle scuole straniere operanti in Ungheria. Come punto di riferimento la Scuola Italiana guardava anche alle condizioni di funzionamento della Scuola Tedesca di Budapest.

Un discorso a parte merita la questione della lingua che era uno dei problemi cruciali sin dall’inizio. Già molto prima che la scuola si avviasse il prof. Gianola, incaricato dell’organizzazione della Scuola Italiana, propose di alzare il numero delle ore destinate allo studio della lingua italiana. Dall’esame della situazione locale risultava che era necessario dedicare maggior tempo e spazio allo studio della lingua italiana, perché anche molti degli alunni italiani o non la conoscevano affatto, oppure la conoscevano in misura assai limitata ed imperfetta. Si riducevano invece le ore dedicate allo studio della lingua ungherese perché la lingua locale era conosciuta dalla quasi totalità degli alunni, molti dei quali non parlavano altra lingua in famiglia. Nelle premesse allegate al programma didattico della Scuola Elementare torna spesso il problema linguistico. La maestra, parlando della situazione caratteristica della prima classe, afferma che praticamente nessuno dei suoi alunni parla in modo soddisfacente la lingua italiana, essendo tutti ungheresi. Anche se nella seconda ci sono cinque alunni di origine italiana, anche loro stentano a parlare l’italiano. Nella terza classe, anche se fra i 18 alunni solo 5 provengono dalle scuole ungheresi e i restanti sono figli di italiani, ciò nonostante la lingua italiana la conoscono poco. La situazione è identica anche nella quarta classe. Per risolvere questo problema, le maestre dedicavano i primi mesi esclusivamente allo studio della lingua italiana. Inoltre si organizzavano dei corsi di lingua intensivi nelle ore pomeridiane.

Questo stato delle cose comporta le modifiche di questa parte del programma: il numero delle ore di italiano viene aumentato, mentre viene limitato l’orario dell’ungherese.

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7. Verso il riconoscimento

7.1. Le trattative circa il riconoscimento

Una percentuale così alta di alunni ungheresi richiedeva cambiamenti radicali per il riconoscimento degli studi da parte delle autorità ungheresi. Dopo una serie di scambio di lettere da parte delle autorità competenti nei giorni 26, 27, 29 e 30 ottobre 1937 una commissione apposita si riunì a Budapest per chiarire i punti discussi. Finite le trattative l’ispettore generale spedì un rapporto al direttore generale delle scuole italiane all’estero che aveva per oggetto: Trattative tra i rappresentanti italiani ed i rappresentanti ungheresi circa il riconoscimento della Regia Scuola Italiana di Budapest da parte del Governo Ungherese.[40] La composizione della commissione era la seguente:

Rappresentanti per l’Italia: Prof. Perna, ispettore generale al Ministero dell’Educazione Nazionale; Prof. Salvatelli, preside della Regia Scuola Italiana di Budapest; il Console Clementi e il Prof. Calabrò, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura.

Rappresentanti ungheresi: il barone Vlassich, Sottosegretario di Stato per l’Istruzione Media; Prof. Kõrösy, Direttore Generale dell’Istruzione Media, parecchi funzionari dell’istruzione primaria e secondaria. L’ultima riunione fu presieduta dal Segretario di Stato Szily.

Le trattative non si conclusero in modo soddisfacente e definitivo per una serie di motivi: i rappresentanti ungheresi, per esempio, avevano dichiarato fin dall’inizio di non avere nessun potere decisionale. Inoltre sembrava che il segretario Szily volesse esaminare attentamente le proposte italiane e rispondervi solo due settimane dopo, nonostante la viva preghiera della parte italiana di sgombrare almeno il terreno dagli argomenti meno controversi. L’altro motivo era dovuto al fatto che i rappresentanti ungheresi - pur convinti delle buone ragioni dei rappresentanti italiani - opponevano spesso, per non concedere più di quanto era già stato offerto dal Ministro Hóman della Pubblica Istruzione, le seguenti pregiudiziali:

a)      “Non si può fare all’Italia un trattamento diverso di quello fatto alla Germania.”[41]

La parte italiana si opponeva riferendosi ad una lettera scritta dal Ministro Italiano il 27 luglio 1936: “Desidero tuttavia sin da ora ricordare a V.E. che, quando si procedeva ai lavori preparatori della convenzione culturale italo-ungherese, il rappresentante della R. Legazione d’Italia, Cav. Lo Faro, gentilmente invitato ad una riunione tenutasi presso il Segretario di Stato Szily, fece presente l’opportunità che nella convenzione stessa fosse assicurato alla scuola italiana un trattamento della scuola straniera più favorita. Gli fu risposto che non conveniva richiamarsi anche indirettamente alla posizione della scuola germanica perché certamente alla scuola italiana sarebbe stato fatto un trattamento migliore che a quella germanica. Voglio sperare che di tale assicurazione sarà tenuto debito conto nella definitiva sistemazione della questione in oggetto.”[42]

b)      “Non si possono fare all’Italia condizioni più favorevoli che alla Germania, altrimenti questa reclamerebbe immediatamente la parità, e, per ragioni politiche, null’altro si vuol concedere alla Germania oltre quanto è stato concesso finora.”[43]

Secondo la posizione italiana invece l’applicazione delle due convenzioni culturali (con l’Italia e con la Germania) ben poteva essere diversa: la Scuola Italiana era regia, mentre quella tedesca non lo era. La Scuola Tedesca non era da considerarsi neanche pareggiata o parificata alle corrispondenti scuole pubbliche esistenti in Germania.

c)      “Le leggi ungheresi, in materia di istruzione sono rigidissime: esse non consentono alcuna concessione che in un modo o nell’altro possa portare a differenze, sia pure minime e formali, tra le scuole non regie (con o senza diritto di pubblicità, cioè con o senza pareggiamento o parificazione) e quelle regie per tutto ciò che si riferisce a iscrizioni, frequenza, passaggi da scuola a scuola dello stesso tipo o di tipo differente, rilascio di certificati di studio, controllo sugli insegnamenti, nomina dei maestri o dei professori, ecc.”[44]

Gli italiani invece sostenevano che la Scuola Italiana non era una scuola pareggiata o parificata, né tanto meno una scuola privata ungherese, perché la Scuola Italiana non apparteneva alle comuni scuole private esistenti in Ungheria. La Scuola Italiana era regia e istituita in base a una convenzione. La detta convenzione non diceva che dovesse funzionare come una scuola ungherese. La parte italiana propose un’altra convenzione in cui gli ungheresi riconoscerebbero la situazione particolare e il funzionamento a condizioni diverse della Scuola Italiana, anche perché essa si era sempre dimostrata disposta ad uniformarsi, per ordinamento e per orari e programmi delle materie ungheresi, alle scuole locali.

La lunga durata delle trattative si spiega anche con il fatto che le autorità scolastiche ungheresi non conoscevano tutti i punti di vista del Governo Italiano, e che nella convenzione culturale non era prevista l’istituzione a Budapest di una Scuola Elementare Italiana.

I rappresentanti italiani presentarono due memoriali: uno per la Scuola Elementare e l’altro per la Scuola Media, per accontentare la delegazione ungherese. Allo scopo di far capire meglio agli ungheresi le intenzioni del Governo Italiano, augurandosi che, dopo le discussioni avute e dopo la presentazione dei due memoriali illustrativi delle richieste italiane, le autorità ungheresi, e principalmente il segretario Szily, si persuadessero che le tre pregiudiziali sopra riportate si potevano benissimo superare. Considerando, dal punto di vista politico non meno che da quello culturale, la Scuola Italiana di Budapest non come una qualsiasi scuola esistente in quella città ma come scuola a sé stante, alla diretta dipendenza del Governo Italiano; e pertanto degna di particolari disposizioni legislative anche se più favorevoli di quelle fissate per la Scuola Tedesca.

[Indice]

 

7.2. Questioni non ancora risolte[45]

1)      Obbligo per gli alunni ungheresi delle scuole elementari di sostenere annualmente esami di promozione presso scuole ungheresi.

Nella lettera del 10 luglio 1936, il Governo Ungherese chiedeva che gli alunni ungheresi della Scuola Elementare Italiana dovessero iscriversi ogni anno contemporaneamente in una scuola ungherese e sostenere - per essere promossi alla classe successiva - un esame “privato” presso una scuola ungherese. Più tardi il Governo Ungherese - in analogia a quanto aveva concesso alla Scuola Tedesca - non insistette più sull’iscrizione obbligatoria annuale. Mantenne però il suo punto di vista circa la sede e il valore dell’esame obbligatorio annuale, affermando che le leggi ungheresi non permettevano di fare altrimenti e che ad ogni modo non poteva farsi all’Italia un trattamento più favorevole di quello fatto alla Germania.

I rappresentanti italiani pertanto non accolsero la richiesta e sostennero che il Governo Italiano era disposto a dare tutte le garanzie atte ad assicurare un regolare e completo insegnamento delle materie ungheresi e di tutte le altre materie cosi come lo desiderava il Governo Ungherese per le sue scuole. La richiesta sarebbe dannosa per il prestigio della Scuola Italiana.

Ma i rappresentanti ungheresi si irrigidirono nella richiesta del loro Governo, nonostante che ad un certo punto sembrassero disposti a permettere che l’esame annuale si svolgesse nella Scuola Italiana anziché in una scuola ungherese.

I rappresentanti ungheresi promisero di prendere in seria considerazione la proposta italiana secondo la quale non si parlerebbe più di esami annuali di promozione nella Scuola Italiana o fuori, ma soltanto di un esame di licenza alla fine della IVa classe elementare, da farsi nella Scuola Italiana davanti ad una commissione composta dal preside della Scuola Media, dal Direttore della Scuola Elementare e dai maestri, italiano ed ungherese, della IVa classe elementare. Solo per gli alunni ungheresi e per le materie ungheresi assisterebbe all’esame un delegato del Governo Ungherese, il quale potrebbe interrogare gli alunni e comunicare le proprie osservazioni alla commissione ma non avrebbe diritto a voto né ad altra competenza.

Il certificato di licenza elementare era titolo sufficiente per iscriversi alla Ia classe della Scuola Media Italiana o di qualsiasi scuola media ungherese.

2)      Obbligo da parte della Scuola Italiana di assumere nei corsi medi professori di ruolo ungheresi per l’insegnamento delle materie ungheresi, senza peraltro che siano riconosciuti per le promozioni a classi corrispondenti delle scuole ungheresi i certificati di studio rilasciati dalla Scuola Italiana.

Nella nota del 10 luglio 1936 il Ministro Hóman chiedeva, e la richiesta fu ripetuta dai rappresentanti ungheresi nella seduta del 29 ottobre,

a)      che gli oggetti attinenti all’Ungheria venissero insegnati nella Scuola Media da professori ungheresi scelti tra quelli appartenenti ai ruoli governativi;

b)      che l’impiego di questi professori fosse definitivo;

c)      che i professori fossero nominati dal Governo Ungherese, presi in debita considerazione i desideri della autorità italiane;

d)      che la Scuola Italiana si assumesse l’obbligo di assicurare ai professori insieme con la nomina definitiva gli stessi emolumenti goduti dai professori delle scuole medie ungheresi;

e)      che i professori non potessero essere congedati dal loro posto se non in base ad una procedura disciplinare avviata conformemente alle leggi ungheresi.

La richiesta sarebbe stata giustificata dal fatto che si voleva essere sicuri che l’insegnamento delle materie ungheresi fosse svolto, nella Scuola Italiana, secondo le direttive del Governo Ungherese.

I rappresentanti italiani osservarono che la richiesta, pur essendo limitatrice dei poteri della Scuola Italiana, poteva accettarsi per le lettere a) e d), ma a condizione che fosse riconosciuto ai certificati di promozione italiani lo stesso valore che a quelli delle scuole ungheresi, il che presupponeva però che fosse possibile adeguare i programmi italiani a quelli ungheresi in modo che nessun danno risultasse agli alunni nel passaggio dalla Scuola Italiana a quella ungherese o viceversa.

In merito alle lettere b) ed e) i rappresentanti italiani insistettero sulla necessità che la nomina non fosse definitiva e che la retribuzione agli insegnanti di ruolo ungheresi o il licenziamento (nel caso di incaricati) dovesse essere promosso dall’autorità italiana anziché dal Governo Ungherese, perché essa poteva giudicare meglio l’opera che gli insegnanti ungheresi svolgevano nella sezione italiana.

Poiché i rappresentanti ungheresi e il segretario di stato Szily si erano dimostrati assolutamente contrari ad accettare il riconoscimento dei certificati di promozione ai fini del passaggio a classi corrispondenti delle scuole ungheresi, i rappresentanti italiani ritennero loro dovere dichiarare che non intendevano accettare la richiesta del Governo Ungherese senza alcun compenso e senza una reale necessità, in quanto non vi sarebbe stato più bisogno di adottare e sviluppare per le materie ungheresi programmi identici a quelli prescritti per le scuole ungheresi, dato che non presso la Scuola Italiana ma presso le scuole ungheresi si sarebbe sostenuto l’esame differenziale atto ad accertare la preparazione degli alunni nelle materie ungheresi.

E pertanto i rappresentanti italiani proposero che per l’insegnamento delle materie ungheresi fosse assunto, col consenso del Governo Ungherese e con nomina riconfermabile di anno in anno, non un professore ungherese di ruolo ma un incaricato, abilitato e capace di parlare la lingua italiana.

Ovviamente le parti si accordarono su numerosi punti, come risulta dal testo del regolamento che presenteremo in seguito.

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7.3. La posizione ungherese nell’interpretazione del Ministro Vinci[46]

In un telespresso datato 3 dicembre 1937 il Ministro d’Italia in Ungheria Vinci informa il MAE sullo stato attuale della questione e sulla risposta del Governo Ungherese a due memoriali presentati dalla delegazione italiana alla chiusura delle riunioni di cui sopra. Da questo memoriale ungherese risulta che il Governo Ungherese non è venuto incontro a tutte le richieste presentate dalla parte italiana. Come sembra dalla posizione ungherese, l’ostacolo più grande sarebbe di nuovo la presenza della Scuola Tedesca. Se i tedeschi venissero a sapere dei vantaggi ottenuti dagli italiani, vorrebbero immediatamente ottenere le stesse facilitazioni anche per loro, cosa che la parte ungherese non gradirebbe. I rappresentanti ungheresi avrebbero addirittura affermato che: “ove non esistesse la scuola tedesca, un accordo col governo italiano per il regolamento della nostra scuola di Budapest sarebbe già da tempo stato raggiunto”.[47]

La parte italiana, come ha sempre fatto, anche questa volta insististe sottolineando le differenze esistenti fra la Scuola Italiana e quella tedesca (le differenze sono rilevanti nelle rispettive convenzioni culturali e nella costituzione delle scuole: la Scuola Italiana di Budapest è parificata a tutte le scuole statali del Regno mentre la Scuola Imperiale Tedesca non godeva della stessa posizione).

Le questioni per cui il Governo Ungherese non accetta le richieste formulate dai rappresentanti italiani riguardano soprattutto l’obbligo per gli alunni ungheresi di sostenere un esame alla fine di ogni anno scolastico davanti ad una commissione, e l’obbligo della Scuola Italiana di assumere insegnanti ungheresi di ruolo. Il Governo Ungherese si oppone a questa richiesta sostenendo che per quello che riguarda il primo problema, vedeva assolutamente la necessità di assistere agli esami siccome in Ungheria la scuola elementare é obbligatoria. Nell’assunzione di insegnanti di ruolo vede invece la garanzia dell’esecuzione completa dei programmi delle materie ungheresi. Sono state avanzate naturalmente anche altre obiezioni di minor importanza che il Ministro considera più facilmente superabili.

Il Ministro Vinci nel suo rapporto osserva che pur condividendo le posizioni del Ministero, non conviene tenere un atteggiamento troppo rigido nei confronti degli ungheresi. Secondo lui quello che importa è che la scuola esista e si affermi con il consenso delle autorità ungheresi, che non hanno formulato eccessive richieste verso la Scuola Italiana. Vinci ricorda che nell’articolo 10. dell’accordo culturale c’è scritto: “Il governo italiano istituirà appena possibile una scuola media italiana a Budapest”[48]. E il Governo Ungherese acconsente che la scuola non sia solo per gli italiani e che sia istituita anche una scuola elementare. La Scuola Italiana di Budapest ha per principale scopo quello di accogliere alunni di nazionalità ungherese, così è comprensibile che le autorità ungheresi vogliano delle garanzie per quanto riguarda l’educazione dei loro connazionali. Alla fine del documento Vinci ricorda che “in un paese come questo non è possibile ottenere di voler costruire qui una scuola del tutto a se stante e indipendente, come ad es. in Egitto. Altrimenti potremmo correre il rischio di perdere gli alunni ungheresi e questo evidentemente priverebbe la scuola del suo scopo principale”[49]. Vinci propone di fare di tutto per ottenere il riconoscimento dei titoli della scuola anche a costo di qualche concessione. Questo è un dovere verso quelle famiglie ungheresi che hanno iscritto i figli nella Scuola Italiana che fin dall’inizio si è qualificata riconosciuta. Se gli alunni ungheresi non potessero iscriversi negli istituti superiori per mancanza della validità del loro titolo di studio, sarebbe un gran danno per il prestigio dell’Italia.

Tutto questo è sufficiente per illustrare quali erano i principali problemi emersi durante le trattative e di come era faticosa la strada verso l’ambito riconoscimento. Attraverso riunioni, attraverso compromessi si è giunti il 4 maggio 1939 all’accordo.

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8. Regolamento della Regia Scuola Italiana Eugenio di Savoia di Budapest [50]

Presentiamo ora dettagliatamente il regolamento osservando che non si sa con certezza se sia quello definitivo. Ne abbiamo trovato diverse copie con piccole differenze. Dall’esame di questi documenti la versione seguente sembra però quella definitiva (la difficile reperibilità dei documenti è dovuto ai danni causati dalla guerra e in parte alla richiesta ungherese di non rendere di pubblico dominio l’accordo):

Articolo I

La Scuola Italiana “Eugenio di Savoia” di Budapest comprende:

1)      La scuola elementare di quattro anni;

2)      La scuola media di otto anni;

Questa a sua volta, si compone di due sezioni:

a)      Ginnasio-Liceo

b)      Istituto Commerciale

Tra la “Scuola Italiana” di Budapest e le scuole pubbliche ungheresi sussiste, pur non essendovi completa identità d’ordinamento, la seguente corrispondenza:

Scuole italiane                                             Scuole ungheresi

Scuola elementare                                           Elemi iskola

Ginnasio-Liceo                                    Gimnázium

Istituto Commerciale Superiore                        Felső Kereskedelmi Iskola

Scuola Commerciale                                       Polgári Iskola

Articolo II

In aggiunta agli insegnamenti delle materie proprie a ciascun ordine e tipo di scuola in conformità con l’Ordinamento scolastico italiano, sarà impartito, nella Scuola Italiana, l’insegnamento delle seguenti materie (in seguito: materie ungheresi):

Nella Scuola Elementare Italiana: lingua ungherese e nozioni di cultura ungherese, comprendenti: esercizi di lingua e di intelletto, lettura, scrittura, esercizi di concetto e spiegazioni linguistiche, nozioni di geografia e di storia naturale attinenti all’Ungheria.

Nel Ginnasio-Liceo Italiano e nella Scuola Commerciale Italiana: lingua e letteratura ungherese, storia e geografia attinenti all’Ungheria.

Nell’Istituto Commerciale Superiore Italiano: lingua e letteratura ungherese, storia e geografia attinenti all’Ungheria, nozioni di diritto ungherese, corrispondenza ed esercitazioni commerciali in lingua ungherese.

Articolo III

Lo studio delle “materie ungheresi” è obbligatorio per tutti gli alunni iscritti alla Scuola Italiana, e quindi anche per gli scolari di nazionalità non ungherese.

Possono però esserne dispensati, a richiesta dei genitori, i figli dei membri del personale diplomato accreditato presso lo Stato Ungherese.

Articolo IV

Nella Scuola Elementare Italiana sono assegnate per l’insegnamento delle “materie ungheresi”, 16 ore di lezione settimanali, così ripartite:

in 1a classe 2 ore

in 2a classe 3 ore

in 3a classe 4 ore

in 4a classe 6 ore

Nella Scuola Media Italiana sono assegnate, per l’insegnamento della lingua e letteratura ungherese e della storia e geografia attinenti all’Ungheria, 3 ore di lezioni settimanali per ciascuna classe, eccettochè nella 4a classe del corso superiore alla quale sono assegnate 4 ore settimanali.

Inoltre sono assegnate nell’Istituto Superiore Commerciale Italiano, complessivamente per tutto il corso, 2 ore di lezione settimanali per le nozioni di diritto ungherese e altre due ore per la corrispondenza e le esercitazioni commerciali in lingua ungherese.

Articolo V

Alla Scuola Italiana possono essere iscritti, compatibilmente col numero dei posti disponibili, alunni italiani e ungheresi, senza alcuna limitazione di numero, e alunni di altra nazionalità. Però gli alunni di cittadinanza ungherese non possono essere iscritti per la prima volta nella Scuola Italiana se non col consenso del Ministero Ungherese dei Culti e della Pubblica Istruzione.

Gli alunni iscritti prima dell’entrata in vigore del presente Regolamento avranno diritto di frequentare la Scuola Italiana per tutta la durata del corso di studi, senza bisogno di autorizzazione da parte dell’Autorità Ungherese.

Articolo VI

Con riferimento alle disposizioni vigenti nello Stato Ungherese in materia di istruzione obbligatoria, valgono, nei riguardi degli alunni ungheresi della Scuola Italiana, le seguenti norme:

a)      l’iscrizione presso la Scuola Elementare Italiana esonera dall’obbligo della contemporanea iscrizione, come alunni privati, presso una Scuola Elementare Pubblica Ungherese,

b)      l’iscrizione ai corsi del Ginnasio-Liceo Italiano, della Scuola Commerciale Italiana e dell’Istituto Commerciale Superiore Italiano è equipollente, agli effetti del paragrafo 1 dell’articolo di legge XXX del 1921 della legislazione ungherese, all’iscrizione presso le Scuole Pubbliche Ungheresi di tipo corrispondente, secondo la tabella di cui al precedente articolo I,

c)      la Scuola Italiana è tenuta a presentare in lingua ungherese al competente Registratore Distrettuale le matricole individuali di ogni alunno di cittadinanza ungherese.

Articolo VII

Il Ministro Ungherese dei Culti e della Pubblica Istruzione emanerà i provvedimenti che si renderanno necessari per l’attuazione delle norme di cui alle lettere a) e b) del precedente articolo VI.

Articolo VIII

Per essere iscritti alla 1a classe della Scuola Elementare Italiana gli alunni di cittadinanza ungherese devono aver compiuto, alla data del 15 settembre, sei anni di età.

Per essere iscritti alle classi successive della Scuola Elementare Italiana, è richiesta, per gli alunni ungheresi, un’età proporzionalmente più elevata, oltre al possesso del certificato di promozione conseguito presso una Scuola Elementare Ungherese riconosciuta, o presso la Scuola Elementare Italiana secondo le norme del presente regolamento.

Per l’iscrizione alla Scuola Elementare Italiana di alunni ungheresi in possesso di un titolo di studio conseguito presso scuole riconosciute di un qualunque altro Stato occorre, oltre il requisito dell’età, che il candidato dimostri, con titoli di studio e con esame differenziale, di conoscere le materie ungheresi.

Per l’iscrizione a qualunque classe della Scuola Elementare Italiana di alunni non ungheresi si applicano le norme dell’Ordinamento Scolastico Italiano.

Articolo IX

Gli alunni ungheresi della Scuola Elementare Italiana sono sottoposti, alla fine di ogni anno scolastico, e presso la stessa Scuola Italiana, a un esame privato sulle materie ungheresi dinanzi a una commissione composta dal R. Ispettore Scolastico di Budapest, che esercita le funzioni di presidente; da un maestro di scuola elementare ungherese comunale o governativa, designato dell’Autorità Ungherese; dal Direttore e dal maestro di materie ungheresi della Scuola Elementare Italiana.

Il direttore e il maestro di materie ungheresi della Scuola Elementare Italiana hanno diritto a prendere parte a tutti i lavori della Commissione, e a formulare le loro osservazioni, ma partecipano alle classificazioni degli alunni con voto puramente consultivo, essendo l’assegnazione dei voti definitivi di esclusiva competenza degli altri componenti della Commissione.

L’esame privato consiste in una prova scritta e in una prova orale e si concretizza nelle seguenti classificazioni:

In 1a classe:    esercizi di lingua, lettura, calligrafia.

In 2a classe:    esercizi di lingua e di intelletto, lettura, calligrafia, composizione.

In 3a classe:    esercizi di lingua e di intelletto, lettura, calligrafia, composizione, esercizi di concetto e spiegazioni linguistiche (grammatica), geografia riguardante l’Ungheria.

In 4a classe:    esercizi di lingua e di intelletto, lettura, calligrafia, composizione, esercizi di concetto e spiegazioni linguistiche (grammatica), geografia e storia naturale riguardante l’Ungheria.

Nello svolgimento della prova orale è consentito, per gli alunni ungheresi delle classi 1a e 2a e 3a, l’uso della lingua italiana; per gli alunni ungheresi della 4a classe l’uso della lingua italiana durante la prova orale è consentito soltanto in riguardo alle nozioni di geografia e di storia naturale attinenti all’Ungheria.

Per le materie ungheresi è consentito l’esame di riparazione nella sessione di settembre; in caso di risultato insufficiente in sede di riparazione, è consentito, ma per una volta soltanto, che l’alunno ungherese ripeta la classe nella Scuola Elementare Italiana e che sostenga eventualmente anche l’esame di riparazione, al termine del secondo anno, nella sessione di settembre.

Qualora anche nel secondo esame di riparazione non sia raggiunta la sufficienza, l’alunno ungherese che ha già ripetuto una volta la classe dovrà essere allontanato dalla Scuola Elementare Italiana.

Per le materie non ungheresi, la promozione o la licenza nella Scuola Elementare Italiana degli alunni ungheresi è regolata dalle norme dell’Ordinamento scolastico italiano.

Gli alunni di nazionalità non ungherese non sono obbligati all’esame privato di cui nel presente articolo; ad essi, per la promozione alla classe successiva o per la licenza della Scuola Elementare Italiana si applicano le norme dell’Ordinamento Scolastico Italiano. Detti alunni hanno però la facoltà di sostenere, a loro domanda, l’esame privato di cui sopra.

Articolo X

Agli alunni ungheresi della Scuola Elementare Italiana che, oltre ad aver conseguito l’approvazione nelle materie non ungheresi, abbiano superato l’esame privato secondo le norme e le modalità stabilite nel precedente articolo, è rilasciato al termine di ogni anno un certificato di promozione con piena validità statale, equipollente cioè, ad ogni effetto, ai certificati rilasciati dalle Scuole Elementari Ungheresi Pubbliche.

Pertanto è consentito, senz’altra condizione, il passaggio di alunni ungheresi della Scuola Elementare Italiana a una Scuola Elementare Ungherese Pubblica, ed inoltre il certificato di compimento della 4a classe della Scuola Elementare Italiana ottenuto con le norme del precedente comma dà diritto, senza alcuna condizione, non solo alla iscrizione alla Scuola Media Italiana, ma anche alla iscrizione presso una scuola media o secondaria pubblica ungherese.

Al rilascio dei titoli di studio agli alunni di nazionalità non ungherese provvede in modo autonomo la Scuola Elementare Italiana.

Articolo XI

Per essere iscritti alla 1a classe del Ginnasio Italiano o della Scuola Commerciale Italiana, gli alunni di nazionalità ungherese, oltre ad essere provvisti di regolare titolo di studio (certificato di promozione dalla 4a classe della Scuola Elementare Italiana di cui al precedente articolo VIII, o attestato di promozione della 4a classe di una scuola elementare pubblica ungherese) devono compiere, non oltre il 15 settembre, dieci anni di età e non avere raggiunto, alla stessa data del 15 settembre, i 13 anni.

Per essere iscritti a qualunque altra classe del Ginnasio Italiano o della Scuola Commerciale Italiana o del Liceo Italiano o dell’Istituto Commerciale Superiore Italiano, gli alunni di nazionalità ungherese devono, se già appartenenti alla Scuola Media Italiana, possedere il titolo di studio che si consegue al termine della classe precedente secondo le norme dell’Ordinamento Scolastico Italiano e secondo le disposizioni sancite nel presente Regolamento, e non avere inoltre superato l’età stabilita dalla legislazione ungherese. Se si tratta invece di giovani ungheresi, provenienti dalle corrispondenti scuole medie o secondarie pubbliche ungheresi, essi devono presentare il certificato di promozione dalla classe precedente della scuola da cui provengono, oltre a soddisfare al requisito dell’età.

è facoltà del collegio dei Professori di sottoporli però a prove differenziali e di accertare che conoscano sufficientemente, per studi già fatti o per risultato favorevole di apposito esperimento, la lingua italiana per poter seguire con profitto gli studi nella Scuola Italiana.

Per l’iscrizione di alunni italiani provenienti da Scuole Italiane del Regno si seguono le norme dell’Ordinamento Scolastico Italiano.

è consentita altresì l’iscrizione alla Scuola Media Italiana di giovani provenienti da scuole riconosciute di altri Stati purché in possesso del titolo di studio corrispondente alla classe alla quale aspirano, integrato eventualmente da prove differenziali sulle materie o sugli argomenti che potranno essere stabiliti dal collegio di classe. Qualora però si tratti di giovani ungheresi, è sempre necessario che gli aspiranti alla iscrizione dimostrino, con titoli di studi o con esame differenziale, di conoscere le materie ungheresi.

Articolo XII

Per ottenere la promozione alle classi 2a, 3a e 4a dei corsi inferiore e superiore della Scuola Media Italiana occorre aver riportato, in sede di scrutinio al termine delle lezioni dell’anno scolastico, la sufficienza in tutte le materie obbligatorie, comprese le materie ungheresi.

Qualora l’alunno non riporti voti di sufficienza in tutte le materie, sarà ammesso a sostenere l’esame di riparazione nella sessione di settembre entro i limiti e con l’osservanza delle seguenti norme:

a)      agli alunni di nazionalità ungherese e per le materie ungheresi è consentita la riparazione in una materia nel Ginnasio-Liceo Italiano e in due materie nella Scuola Commerciale Italiana e nell’Istituto Commerciale Superiore Italiano;

b)      agli alunni di nazionalità non ungherese si applicano, per le materie ungheresi, le stesse norme della precedente lettera a);

c)      in rapporto a tutte le altre materie si seguono le norme dell’ordinamento italiano.

Articolo XIII

Gli alunni della 4a classe del Ginnasio Italiano sono sottoposti, al termine delle lezioni dell’anno scolastico, ad esame per poter conseguire il “diploma di ammissione al liceo”, valido però anche per l’iscrizione all’Istituto Commerciale Superiore.

Gli alunni della 4a classe della Scuola Commerciale Italiana sono sottoposti, al termine delle lezioni dell’anno scolastico, ad esame per poter conseguire il “diploma di licenza commerciale” valevole per l’iscrizione all’Istituto Commerciale Superiore.

Qualora l’alunno, negli esami di ammissione o di licenza, non riporti voti di sufficienza in tutte le materie, sarà ammesso a sostenere l’esame di riparazione nella sessione di settembre entro i limiti e con le norme di cui alle lettere a), b), e c) del precedente articolo.

Articolo XIV

Gli alunni della 4a classe del Liceo Italiano e quelli della 4a classe dell’Istituto Commerciale Superiore Italiano sono sottoposti, al termine delle lezioni dell’anno scolastico, ad esame per poter conseguire il diploma di “maturità liceale italiana” o di “abilitazione commerciale italiana”.

Detto esame può essere integrato, per gli alunni che ne facciano domanda, dagli esami differenziali per la nostrificazione del titolo di cui all’articolo XVII.

Articolo XV

Le norme e i criteri di classificazione degli alunni procederanno nella Scuola Italiana secondo le disposizioni dell’Ordinamento Italiano.

In rapporto alle materie ungheresi gli alunni ungheresi devono conseguire, al termine delle lezioni o agli esami, la sufficienza assoluta.

Per gli alunni di nazionalità non ungherese, in rapporto alle materie ungheresi, le votazioni, nei primi tre anni di permanenza presso la Scuola Italiana, saranno assegnate tenendo adeguatamente conto di tale particolare condizione degli alunni.

Detto criterio di facilitazione non sarà più applicabile invece a cominciare dal 4° anno di permanenza dell’alunno presso la Scuola Italiana.

Articolo XVI

L’esame di “maturità liceale italiana” e quello di “abilitazione commerciale italiana” vertono su tutte le materie stabilite dall’Ordinamento Scolastico Italiano comprese le materie ungheresi, avvertendo però che gli alunni che intendono sostenere l’esame differenziale di nostrificazione di cui all’articolo seguente sostengono l’esame delle relative materie ungheresi soltanto dinanzi alla Commissione di detto esame differenziale.

L’ordinamento e la procedura degli esami di maturità italiana e di abilitazione commerciale italiana sono regolati, anche in rapporto alle materie ungheresi nei confronti di alunni di qualunque nazionalità, dalle norme vigenti nelle Scuole Italiane, osservate le seguenti particolarità:

1)      I temi ungheresi per gli esami di maturità e quelli per gli esami di abilitazione commerciale da svolgere per iscritto sono proposti dal professore di lingua e letteratura ungherese della Scuola Media Italiana al Direttore Generale (Provveditore agli Studi) del distretto scolastico di Budapest, per il tramite del Preside della Scuola Italiana. Saranno proposti due temi sulla letteratura ungherese e due temi sulla storia ungherese, e quindi in numero totale di quattro, per gli esami di maturità; altri quattro temi saranno proposti, seguendo gli stessi criteri per gli esami di abilitazione commerciale. Il Direttore Generale di Budapest sceglie, tra i temi proposti, uno di letteratura e uno di storia per gli esami di maturità ed altri due temi, con lo stesso criterio, per gli esami di abilitazione commerciale ed i candidati agli esami avranno facoltà di svolgere, a loro scelta, uno dei due temi.

2)      La classificazione degli elaborati scritti di cui al precedente n. 1 di questo articolo e il procedimento e la classificazione delle prove orali delle materie ungheresi sono regolate dalle norme della Scuola Italiana, come per tutte le altre materie.

3)      Agli esami delle materie ungheresi per la maturità e per l’abilitazione commerciale assisterà un rappresentante del Governo Ungherese, che avrà facoltà di porre delle interrogazioni e comunicare le sue osservazioni alla Commissione Esaminatrice Italiana, senza diritto però a esercitare altre competenze.

4)      In riguardo all’ammissibilità degli alunni agli esami di riparazione valgono le norme di cui alle lettere a), b) e c) dell’articolo XII.

Articolo XVII

Gli esami differenziali di maturità e di abilitazione commerciale per la nostrificazione del titolo hanno lo scopo di parificare, a tutti gli effetti di legge, il diploma di maturità o di abilitazione commerciale conseguito presso la Scuola Media Italiana ai diplomi delle corrispondenti Scuole Pubbliche Ungheresi.

Detti esami differenziali, da sostenersi presso la Scuola Media Italiana, vertono sulla lingua e letteratura ungherese e sulla storia dell’Ungheria e sono regolati dalle seguenti norme:

1)      La Commissione Esaminatrice degli esami differenziali è costituita dal Rappresentante Delegato Ungherese di cui al n. 3 del precedente articolo XVI, che assume le funzioni di presidente e dai professori ungheresi della Scuola Media Italiana delle materie oggetto di esami, quali membri della Commissione. Della Commissione Esaminatrice per gli esami differenziali della abilitazione commerciale può far parte eventualmente anche un delegato del Ministero del Commercio. Il Preside della Scuola Media Italiana fa parte della Commissione Esaminatrice degli esami differenziali e può esercitare tutte le facoltà, ma ha solo voto consultivo nella assegnazione delle votazioni.

2)      I temi ungheresi da svolgere per iscritto da parte dei candidati sono proposti e scelti con le stesse modalità indicate al n. 1 del precedente articolo XVI e sono gli stessi temi assegnati per la maturità italiana o per l’abilitazione commerciale italiana, ma il giudizio e la classificazione di tali elaborati non è stabilito dalla Commissione Esaminatrice Italiana, bensì dalla Commissione di cui al n. 1 del presente articolo. Pertanto tali elaborati saranno dapprima corretti dal professore ungherese del ramo, che farà anche le proposte di votazione e quindi, accompagnati da un rapporto del Preside della Scuola Media Italiana sul modo come si è svolta la prova scritta in conformità delle norme prescritte e da altro rapporto del professore ungherese del ramo sul risultato della prova scritta, saranno trasmessi, a cura del preside della Scuola Italiana alla Commissione Esaminatrice degli esami differenziali alla quale spetta l’assegnazione dei voti definitivi. I rapporti di cui sopra saranno compilati in lingua ungherese.

3)      La prova orale degli esami differenziali si svolgerà contemporaneamente agli esami di maturità italiana e di abilitazione commerciale italiana, ma separatamente dinanzi alla Commissione Esaminatrice di cui al precedente n. 1 del presente articolo e con l’osservanza delle istruzioni emanate dall’Autorità Ungherese per le corrispondenti Scuole Pubbliche Ungheresi.

4)      Le votazioni conseguite dagli alunni agli esami differenziali saranno trascritte nei diplomi di maturità italiana e di abilitazione commerciale italiana come votazioni riportate nelle rispettive materie; e poiché il sistema di votazione italiana differisce dal sistema di votazione ungherese, si terrà conto, agli effetti di cui si tratta, della seguente corrispondenza tra i due sistemi:

            jeles                             corrisponde a 10 su 10

                                            corrisponde a   8 su 10

            elégséges                     corrisponde a   6 su 10

            elégtelen                      corrisponde a   5 su 10

Agli effetti però del conseguimento del diploma di maturità italiana e di abilitazione commerciale italiana è ammesso, in caso di risultato sfavorevole nelle materie ungheresi oggetto dell’esame differenziale, che i componenti ungheresi della Commissione Esaminatrice insieme col Preside della Scuola Italiana formulino giudizi di merito sulle stesse prove tenendo conto delle esigenze dell’esame di maturità italiana o di abilitazione commerciale italiana e non di quello di nostrificazione. Tali giudizi concorreranno, come quelli sulle materie non ungheresi, alla formulazione della dichiarazione di maturità o di abilitazione, salvo i casi di riparazione di definitiva riprovazione.

5)      In riguardo all’ammissibilità degli alunni agli esami di riparazione valgono le norme di cui alle lettere a), b) e c) dell’articolo XII.

Articolo XVIII

Il diploma di maturità o di abilitazione commerciale italiana è rilasciato in modo autonomo dalla Scuola Media Italiana tanto ai candidati che lo conseguono secondo le norme del precedente articolo XVI, quanto ai candidati che hanno sostenuto gli esami differenziali per la nostrificazione del titolo di cui al precedente articolo XVII.

Ai candidati che hanno superato gli esami differenziali di cui al precedente articolo XVII e purché abbiano ottenuto votazione favorevole in tutte le altre materie della Scuola Media Italiana è rilasciato, oltre al diploma di maturità italiana o di abilitazione commerciale italiana a scopo di nostrificazione, un certificato di esame differenziale secondo le norme stabilite nelle Istruzioni dell’Autorità Ungherese.

Il certificato di esame differenziale sarà rilasciato e firmato dalla Commissione Esaminatrice dell’esame differenziale di cui al n. 1 del precedente articolo e sarà munito del timbro del Direttore Generale del distretto scolastico di Budapest.

Poiché, secondo la terminologia italiana, il diploma di compimento dell’istituto commerciale è denominato di abilitazione commerciale, mentre nella terminologia ungherese è denominato di maturità commerciale, occorrerà che nel certificato degli esami differenziali sostenuti a integrazione del diploma dell’istituto commerciale sia apposta una clausola che dichiari la corrispondenza e l’equivalenza del diploma di abilitazione italiana a diploma di maturità commerciale ungherese.

Gli atti degli esami differenziali di cui si tratta devono essere muniti anch’essi dello stesso timbro e compilati in duplice esemplare sui modelli in uso nelle corrispondenti scuole ungheresi; espletati gli esami, un esemplare di detti atti deve essere trasmesso, a cura del preside della Scuola Italiana, al Direttore Generale del Distretto Scolastico di Budapest, al quale incombe l’obbligo di conservare costantemente la matrice degli esami di maturità.

Il predetto R. Direttore Generale di Budapest è autorizzato a rilasciare, in caso di bisogno, copie e duplicati di certificati di esami differenziali.

Articolo XIX

Il diploma di maturità italiana e il diploma di abilitazione commerciale italiana hanno lo stesso valore dei rispettivi diplomi conseguiti presso le Scuole Italiane del Regno d’Italia, e quindi, per la loro validità in Ungheria, non sono necessari gli esami differenziali.

Il certificato di nostrificazione, insieme con il diploma di maturità italiana o di abilitazione commerciale italiana, è in tutto equipollente, e quindi anche per l’accesso dei giovani ungheresi alle università o agli istituti superiori del Regno d’Ungheria, come è detto al precedente articolo XVII, comma 1°, ai diplomi delle corrispondenti Scuole Pubbliche Ungheresi.

Articolo XX

Gli studi nella Scuola Media Italiana sono riconosciuti dall’Autorità Ungherese, sotto ogni riguardo, alla stessa stregua di quelli compiuti nelle corrispondenti scuole medie regie del Regno d’Italia.

E per tanto, qualora un alunno intenda far passaggio dalla Scuola Media Italiana alla corrispondente scuola media o secondaria pubblica ungherese, secondo la tabella di cui all’articolo I, sosterrà soltanto un esame differenziale sulle materie e su quegli argomenti che verranno stabiliti, caso per caso dalle competenti autorità scolastiche.

Articolo XXI

L’insegnamento delle materie ungheresi nella Scuola Elementare Italiana e nella Scuola Media Italiana deve essere affidato ad insegnanti ungheresi, muniti di regolare abilitazione.

Gli insegnanti di cui al precedente comma che, in base all’ordinamento e al fabbisogno dei rispettivi insegnamenti, potranno essere impiegati in modo da assolvere l’intero obbligo di orario di 24 ore settimanali, saranno assegnati dal R. Ministero Ungherese dei Culti e della Pubblica Istruzione e, qualora già non ne facciano parte , saranno assunti a titolo definitivo nei ruoli organici corrispondenti dallo Stato Ungherese, con la retribuzione propria del rango di appartenenza. La retribuzione dei detti insegnanti sarà in ogni caso rimborsata dalla Scuola Italiana allo Stato Ungherese.

Qualora però la retribuzione calcolata, in conformità del successivo comma, per un insegnante incaricato assunto sul posto, risultasse, a parità di ore, superiore a quella precedentemente indicata, la Scuola Italiana corrisponderà la differenza “ad personam” direttamente all’interessato.

Gli insegnanti invece che non potessero assolvere l’intero obbligo di orario saranno assunti dalla Scuola Italiana con nomina annuale e restituiti con la misura stabilita dalle tabelle vigenti per gli insegnanti incaricati delle Scuole Italiane all’Estero assunti sul posto.

Le modalità per l’assunzione come per l’eventuale sostituzione del personale insegnante di cui al 2° comma del precedente articolo saranno successivamente stabilite.

Articolo XXII

I libri di testo di autori italiani o comunque non ungheresi eventualmente adottati per le materie ungheresi nella Scuola Italiana dovranno essere integrati con speciali appendici a cura dei rispettivi insegnanti di dette materie ungheresi.

Potranno tener luogo delle suddette appendici i riassunti dattilografi delle lezioni che gli insegnanti di tali materie svolgeranno nella Scuola Italiana.

Tanto le appendici che i riassunti dovranno essere sottoposti, non più tardi del 1° dicembre, all’approvazione del Ministero Ungherese dei Culti e della Pubblica Istruzione.

Articolo XXIII

La sorveglianza sulla Scuola Italiana è esercitata dalla R. Legazione d’Italia in Budapest.

L’Autorità Scolastica Ungherese ha diritto però di esercitare la sua sorveglianza in riguardo all’insegnamento delle materie ungheresi e agli insegnanti ungheresi adibiti a tali discipline.

La corrispondenza con le Autorità Ungheresi per gli affari di ufficio riguardanti la Scuola Italiana sarà tenuta attraverso la R. Legazione d’Italia. Soltanto in casi di eccezionale urgenza il Preside della Scuola Italiana potrà corrispondere direttamente con l’Autorità Ungherese, dando contemporanea comunicazione delle lettere alla R. Legazione Italiana.

La corrispondenza sarà redatta, da parte della Scuola Italiana, in lingua ungherese ovvero in lingua ungherese e in lingua italiana contemporaneamente.

Atto aggiuntivo al Regolamento sulla Regia Scuola Italiana Eugenio di Savoia di Budapest

Con riferimento all’ultimo comma dell’articolo XXI del Regolamento concernente il funzionamento della Scuola Italiana Eugenio di Savoia di Budapest firmato in Budapest dai rappresentanti del Governo Ungherese e del Governo Italiano, quali parti contraenti, si specificano le modalità riguardanti l’assunzione a titolo definitivo degli insegnanti ungheresi delle materie ungheresi che potranno occorrere alla Scuola Italiana in esecuzione del succitato regolamento, nonché l’eventuale sostituzione di detti insegnanti:

a)      La Scuola Italiana sottoporrà al R. Ministero Ungherese dei Culti e della Pubblica Istruzione un elenco di tre nominativi di persone, regolarmente abilitate all’insegnamento, ed il R. Ministero Ungherese dei Culti e della Pubblica Istruzione addiverrà, secondo le norme del Regolamento di cui sopra, alla nomina dell’insegnante che riterrà più idoneo tra i nomi proposti. Qualora si tratti di provvedere alla nomina di due insegnanti dello stesso ordine di scuola e per lo stesso gruppo di materie, l’elenco proposto da parte della Scuola Italiana conterrà quattro nominativi, e così di seguito; per ogni altro posto da coprire, l’elenco di cui tratta dovrà contenere un nome in più. Qualora nessuno tra i nomi proposti dalla Scuola Italiana incontri la soddisfazione dell’Autorità Ungherese, la Scuola Italiana proporrà un nuovo elenco di nomi.

b)      è riconosciuta alla Scuola Italiana la facoltà di ottenere la sostituzione, in qualunque tempo, degli insegnanti nominati a norma della precedente lettera a), senza obbligo di specificarne i motivi. Gli insegnanti che dovranno prendere il posto di quelli da sostituire, saranno designati e scelti con le stesse modalità indicate nella precedente lettera a), con la sola limitazione che dovranno essere proposti insegnanti già titolati di scuole pubbliche ungheresi, a meno che l’Autorità Ungherese non consenta che siano proposti anche nominativi di persone non appartenenti ai ruoli di pubblici insegnanti.

Le norme contenute nelle suesposte lettere a) e b) s’intendono formare parte integrante del Regolamento concernente il funzionamento della Scuola Italiana e hanno pertanto la stessa validità e decorrenza.

[Indice]

9. Il funzionamento della Scuola dopo il riconoscimento

A partire dall’anno scolastico 1939/40 la scuola funzionava secondo l’accordo presentato nei paragrafi precedenti. In realtà non c’erano stati vistosi cambiamenti nella vita della scuola, dato che sin dall’inizio si era preso in considerazione il sistema scolastico ungherese e nel programma erano incluse le materie ungheresi. Questo stato di cose aveva facilitato l’andamento delle trattative, che sono durate per anni, dando molte possibilità di fare tutte le modifiche necessarie. Per quello che riguarda il vero contenuto sui punti essenziali dell’accordo - a parte alcuni problemi - le due parti erano d’accordo sin dall’inizio. L’accordo firmato non aveva fatto dunque che legalizzare la situazione.

Altri problemi della scuola comunque non potevano essere risolti neanche con il riconoscimento. Il Ministro Vinci nel febbraio del 1940 presentò una relazione dettagliata[51] al Ministero degli Affari Esteri sulla situazione formatasi nella scuola. I punti essenziali erano i seguenti:

La scuola durante il suo funzionamento quinquennale ha raggiunto risultati eccellenti. Anche le autorità ungheresi stimano moltissimo il lavoro svolto dai docenti della scuola. I risultati però potrebbero essere ancora migliori se il personale del corpo docente fosse più stabile, non cambiasse di anno in anno. La richiesta verso la scuola sta aumentando, il numero degli iscritti aumenta progressivamente, anche se ultimamente c’è un tentativo da parte della direzione della scuola di non accogliere le domande presentate dai membri della comunità ebraica (come abbiamo accennato in precedenza, in Ungheria era entrata in vigore la legge del “numerus clausus”, di conseguenza la Scuola Italiana, similmente alle altre istituzioni gestite da stranieri, godeva grande popolarità fra gli ebrei).

A sentire Vinci, il prestigio della scuola potrebbe ancora aumentare se disponesse di un edificio adatto. L’attuale sede infatti non corrisponde pienamente alle esigenze di un’istituzione scolastica, anche se indubbiamente può esser considerata una soluzione migliore di quella di prima. Però a lungo termine il problema può esser risolto soltanto con la costruzione di un edificio adatto.

Il Ministro nella sua relazione mette in evidenza che la scuola sin dall’inizio ha avuto una duplice finalità: da una parte si mira ad assicurare l’educazione dei figli della colonia italiana di Budapest nello spirito patriottico, dall’altra parte si vuole contribuire alla diffusione della lingua e cultura italiana fra i giovani ungheresi. Per quello che concerne questa duplice finalità, i problemi riguardano soprattutto la prima, visto che i bambini italiani provengono generalmente da famiglie di operai e come tali non intendono proseguire gli studi superiori. Soltanto una piccola parte di loro dovrebbe frequentare il liceo, gli altri finita la scuola generale, dovrebbero orientarsi verso la scuola professionale. Per l’educazione e il mantenimento del loro italiano sarebbe più adatto organizzare corsi pomeridiani. Una maggiore attenzione dovrebbe essere dedicata agli alunni ungheresi attirando un numero sempre più grande nella scuola. Secondo Vinci per la propaganda sarebbe molto efficace l’istituzione di un internato presso la scuola, in modo da poter accogliere anche studenti provenienti dalla provincia. Secondo la posizione di Vinci, dunque, il futuro della scuola dipende soprattutto dall’elemento ungherese, la vera missione della Scuola Italiana di Budapest è quella di diffondere la lingua e la cultura italiana fra gli ungheresi.

è molto interessante paragonare questa relazione positiva con una che è datata alcuni mesi dopo. L’autore di questo documento[52] invece è dell’avviso che date le circostanze attuali la Scuola Italiana di Budapest non corrisponde agli obiettivi che l’hanno fatta nascere, non sono assicurate le condizioni per il suo funzionamento e non ha nessun prospettiva. Le cause di questa situazione vanno ricercate nelle circostanze della sua istituzione. Secondo le previsioni il numero degli iscritti calerebbe da 200 a 145. Dalla Scuola Generale solo sei bambini passerebbero nella Scuola Media. Non si aspettano iscrizioni neanche da parte di studenti provenienti da altre scuole, siccome questi ragazzi non conoscono la lingua italiana (si nota che la conoscenza della lingua italiana non era né prima né dopo un requisito per l’iscrizione. Probabilmente l’autore della relazione non era sufficientemente informato sul funzionamento della scuola).

L’altro grande problema – confermando la relazione precedente – è quello della mancanza di una sede adatta. L’unica soluzione sarebbe la costruzione di un edificio nuovo, cosa che inciderebbe notevolmente sul bilancio. A questo punto bisognerebbe valutare se vale la pena di investire tanti denari in questa istituzione, considerando che l’elemento italiano è marginale. L’altra soluzione sarebbe quella di trovare altri canali per la diffusione della lingua e cultura italiana, che potrebbero essere più efficaci. Tirando le somme, l’autore della relazione conclude: nelle condizioni attuali la scuola non può funzionare: o si investono somme più notevoli o si pensa ad una sua eventuale chiusura. L’esistenza di questa scuola così come è, è una propaganda negativa per l’Italia.

Che debbano esserci dei problemi intorno alla scuola risulta anche da un altro documento che accenna ad alcuni problemi interni.[53] Nella relazione del console di Budapest si parla di lettere anonime in cui i docenti accusano la direzione e si accusano tra di loro. Il console da parte sua non vede altra soluzione che allontanare certi elementi (gli ebrei e la gente del mercato nero) dalla scuola, perché sono loro la vera causa dei problemi. Da questa relazione si può già sentire quei problemi che verrano a galla più tardi con i cambiamenti della politica interna dell’Italia: la divisione del corpo docente, della direzione della scuola e del corpo diplomatico nelle questioni che riguardano i cambiamenti politici e l’antisemitismo. Sappiamo però da quello che succederà dopo che malgrado tutti i cambiamenti interni ed esterni, la scuola non ha dato spazio alle forze estremiste del fascismo. Paradossalmente in Ungheria quasi solo questa scuola “fascista” ha assicurato agli alunni ebrei la possibilità di continuare i loro studi.

La relazione finale presentata dal preside alla fine dell’anno scolastico 1942/43[54] ci fornisce delle informazioni preziose riguardanti la scuola. Giudicando la qualità del lavoro svolto dall’istituzione il preside la definisce discreta. In seguito poi analizza la situazione per ogni tipo di scuola. Dalla relazione viene fuori che le difficoltà più grandi si manifestano nelle classi inferiori, dato che gli studenti hanno una scarsa competenza della lingua italiana. Di conseguenza non è possibile finire il programma. Come se non bastasse, questo tipo di scuola recentemente ha visto dei cambiamenti profondi: il programma da svolgere è cresciuto sia in quantità che in qualità, il linguaggio dei manuali diventato più difficile. In questo tipo di scuola l’insegnamento si basa sulla lettura, ma gli scolari non sono in grado di capire quello che leggono; così non si può andare avanti. Il preside vede anche un problema di capacità. Per quello che riguarda la soluzione del problema, la relazione è abbastanza pessimista, ci sono stati tanti tentativi (corsi pomeridiani di italiano, ripetizioni), ma i risultati non hanno dato i frutti sperati. L’unica soluzione sarebbe quella di istituire un anno preparatorio, questa proposta sarebbe benvenuta anche da parte delle autorità ungheresi.

Nelle classi superiori la materia più problematica è la lingua latina. Anche questo fatto dimostra che nel frattempo gli scolari hanno imparato bene l’italiano e non hanno più difficoltà linguistiche. Alla sua relazione il preside allega la relazione del professore di matematica che avrebbe bisogno di più ore di lezioni di matematica nella scuola commerciale.

Tirando le somme, il preside scrive che la Scuola Italiana è riuscita ad inserirsi nel sistema scolastico ungherese senza perdere la sua caratteristica italiana. I ragazzi ungheresi che frequentano questa scuola hanno la possibilità di conoscere e apprezzare la lingua e la cultura italiana. Questi giovani diventeranno profondi conoscitori e ammiratori della cultura italiana, mantenendo nello stesso tempo le proprie caratteristiche ungheresi. La finalità della scuola è quella di formare giovani ungheresi che siano in grado di capire ed amare la cultura italiana. La direzione della scuola intende continuare il lavoro in questo spirito. Concludendo la relazione il preside chiede l’appoggio del Governo Italiano perché, come scrive, questo è il migliore investimento della propaganda italiana. La tabella n. 5. mostra il prospetto degli iscritti per l’anno scolastico 1942/43 che era allegato alla relazione.

 

Tabella n. 5.

Prospetto degli iscritti per l’anno 1942-43[55]

 

Iscritti

Nazionalità

Tot.

 

M

F

Tot.

It.

Ung.

Altri

 

 I. Media italiana

5

12

17

11

5

1

17

 I. Commerciale italiana

4

4

8

5

3

 

8

 I. Media ungherese

8

3

11

1

10

 

11

 I. Commerciale ungherese

1

3

4

1

3

 

4

 II. Media

12

3

15

6

9

 

15

 II. Commerciale

4

5

9

6

3

 

9

 III. Media

6

4

10

2

8

 

10

 III. Commerciale

1

4

5

2

3

 

5

 IV. Ginnasiale

6

6

12

8

4

 

12

 IV. Commerciale

1

7

8

 

8

 

8

 I. Liceo

6

10

16

10

5

1

16

 I. Istituto tecnico

1

3

4

1

3

 

4

 II. Liceo

9

5

14

5

9

 

14

 II. Istituto tecnico

5

5

10

1

9

 

10

 III. Liceo

11

5

16

2

14

 

16

 III. Istituto tecnico

5

3

8

1

7

 

8

 IV. Liceo

8

1

9

4

5

 

9

 IV. Istituto tecnico

1

1

2

1

1

 

2

Totale

94

84

178

67

109

2

178

 

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10. Gli anni della guerra e le sue conseguenze: chiusura della scuola

10.1. I cambiamenti nella politica interna italiana nell’anno 1943 e le sue conseguenze

Come è noto, l’anno 1943 ha portato grandi cambiamenti nella vita politica italiana. Lo sbarco degli alleati in Sicilia e il loro avanzamento, la destituzione di Mussolini, la formazione del Governo di Badoglio, l’occupazione tedesca di una parte dell’Italia, la divisione in due del paese, la liberazione di Mussolini, ecc. hanno esercitato la loro influenza anche sulla vita della Scuola Italiana di Budapest. Di tutto questo gli studenti constatano soprattutto che dalle aule è sparita prima la foto del Duce, poi quella del re mentre la foto di Mussolini è stata rimessa al suo posto precedente. Nel settembre del 1943 l’Ungheria, con una sola giornata di differenza, riconosce entrambi i governi italiani, di conseguenza a Budapest funzionano due rappresentanze diplomatiche italiane, e naturalmente entrambe si dichiarano legittime.

La direzione della scuola e gran parte dei docenti riconosce il Governo di Mussolini. I funzionari badogliani non potevano naturalmente permettere che i loro figli frequentassero la Scuola Italiana fascista. Anche dal corpo docente i simpatizzanti con il Governo Badogliano lasciano l’istituto e creano una nuova scuola (Reale Scuola Italiana).[56] Siccome le relazioni sono abbastanza contraddittorie, è difficile stabilire quanti studenti hanno effettivamente cambiato scuola. A sentire il preside della Scuola Italiana solo una piccola parte degli iscritti avrebbe abbandonato l’istituto,[57] mentre il preside della Reale Scuola Italiana afferma che tre quarti degli iscritti italiani hanno abbandonato la scuola fascista.[58] Dati più precisi possono essere ricavati dal prospetto degli iscritti dell’anno scolastico 1943/44 (tabella n. 6.). Paragonando questi dati con quelli dell’anno precedente (tabella n. 5.), possiamo constatare che la Scuola Italiana non è stata abbandonata da studenti ungheresi (la Reale Scuola Italiana è stata fondata esclusivamente per studenti italiani), e soltanto da meno della metà di studenti italiani.

 

Tabella n. 6.

Prospetto degli iscritti per l’anno 1943-44[59]

 

Iscritti

Nazionalità

Religione

Tot.

 

M

F

Tot.

It.

Ung.

Altri

Catt

Rif.

Ev.

Ebr.

 

 I. Media

15

14

29

4

24

1

20

6

 

3

29

 I. Commerciale

8

7

15

9

6

 

15

 

 

 

15

 II. Media

5

5

10

3

7

 

9

 

1

 

10

 II. Commerciale

6

7

13

6

6

1

12

 

1

 

13

 III. Media

7

1

8

 

8

 

7

 

 

1

8

 III. Commerciale

2

3

5

2

3

 

3

 

 

2

5

 IV. Ginnasiale

7

3

10

1

9

 

6

 

 

4

10

 IV. Commerciale

1

4

5

2

3

 

5

 

 

 

5

 I. Liceo

8

5

13

7

6

 

9

1

 

3

13

 I. Istituto tecnico

1

3

4

 

4

 

3

 

 

1

4

 II. Liceo

6

4

10

2

7

1

6

1

 

3

10

 II. Istituto tecnico

1

2

3

 

3

 

1

 

 

2

3

 III. Liceo

4

 

4

1

3

 

3

 

 

1

4

 III. Istituto tecnico

1

3

4

1

3

 

3

 

 

1

4

 IV. Liceo

4

6

10

1

9

 

4

2

 

4

10

 IV. Istituto tecnico

4

1

4

 

4

 

1

 

 

3

4

Totale

79

68

147

39

107

3

107

10

2

28

147

 

L’altra curiosità che possiamo ricavare da questa tabella riguarda il numero degli alunni ebrei. Il loro numero e proporzione sono più o meno uguali agli anni precedenti. Questo fatto dimostra che la presidenza della scuola non ha attuato i principi dell’ideologia fascista, ma in maniera molto umana ha aiutato questi giovani esclusi da tutte le altre istituzioni.

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10.2. L’avvicinamento della guerra

Sull’andamento dell’anno scolastico 1943/44 in Ungheria hanno inciso in misura notevole gli avvenimenti della guerra. Nelle scuole l’insegnamento è cominciato il 3 novembre ed è finito il 21 marzo. Entro la metà di aprile sono stati conclusi tutti gli esami e le scuole hanno chiuso le porte. Il preside della Scuola Elementare Italiana scrive che malgrado le circostanze e l’anno scolastico breve, i risultati ottenuti agli esami possono esser considerati soddisfacenti. Durante l’anno scolastico i docenti della scuola hanno cercato di mantenere rapporti più stretti con gli studenti italiani, sperando di poterli aiutare nella giusta interpretazione degli avvenimenti in Italia. Secondo il preside la scuola può continuare il suo regolare funzionamento con i suoi quasi cento iscritti. Però, in caso di necessità, la scuola, che si trova nel cuore della città, potrebbe trasferirsi in un posto più sicuro, a causa dei bombardamenti diventati sempre più frequenti. In questa eventuale sede accoglierebbe soprattutto i ragazzi italiani.[60]

Purtroppo, come si sa, l’anno scolastico successivo è già quello dell’assedio di Budapest. Il preside della Scuola Media Italiana nel novembre del 1944 manda la sua relazione già dal suolo italiano.[61] Come scrive, l’anno scolastico è stato regolarmente inaugurato il 1° ottobre insieme a quello delle altre scuole ungheresi. L’insegnamento sarebbe cominciato il 10 ottobre, ma la direzione della Legazione gli aveva ordinato di lasciare l’Ungheria insieme ai suoi colleghi. Prima della partenza aveva incaricato uno dei professori ungheresi, János Ecsõdi, di gestire la scuola in sua assenza, ma non aveva neanche avuto il tempo di dargli tutte le istruzioni necessarie. Dalla relazione risulta che il preside non intendeva definitivamente lasciare il suo posto; Ecsõdi da parte sua gli aveva promesso di curare gli affari della scuola finché egli fosse assente.

[Indice]

 

10.3. Dopo la guerra: ripresa e chiusura

Finita la guerra una parte degli italiani rimasti in Ungheria aderì al movimento antifascista “Italia Libera” che aveva anche un comitato a Budapest. La direzione del movimento cercava di influenzare il funzionamento di tutte le ex-istituzioni di proprietà italiana. L’organizzazione aveva la sede nell’edificio dell’Istituto Italiano di Cultura che durante i bombardamenti aveva subito grandi danni, così che poteva essere utilizzato soltanto in parte. Su richiesta dei genitori degli alunni, in questa sede fu riaperta la Scuola Italiana il 2 maggio 1945 con la partecipazione didattica dei seguenti docenti: Horváth, Kalmár, Desics, Héja, Calvasina, Rákosi, Serra, Falusi, Mohora, Palmieri e Baky. L’amministrazione era affidata alla signora Dolores Zilahy. Le lezioni, che erano tenute in due turni al giorno, erano frequentate da una sessantina di studenti fra italiani e ungheresi.[62] József Füsi-Horváth – che in seguito fu incaricato di presiedere temporaneamente la scuola – il 15 aprile del 1945 informa la Direzione Generale del Distretto Scolastico di Budapest sulla situazione della scuola e sulla ripresa dell’insegnamento.[63]

La riorganizzazione della scuola non era stata resa difficile soltanto dai danni di guerra; bisognava fare i conti anche con la sfiducia – più che giustificata – del nuovo potere verso i personaggi del vecchio regime. A volte erano penalizzati anche degli “innocenti”, ostacolando in questo modo lo sviluppo dei rapporti bilaterali. Ne è un esempio la lettera di Rodolfo Mosca - sotto la cui direzione l’Istituto di Cultura non aveva dato spazio all’espansione fascista - in cui commenta il viaggio a Roma di Giovanni Rossi, il presidente dell’Italia Libera. Secondo Mosca alcuni dei docenti ungheresi si sarebbero compromessi durante il regime Szálasi e adesso miravano a procurarsi una protezione italiana.[64] Non sta a noi indagare sulla verità di questa affermazione, ma fatto sta che nonostante gli sforzi della parte italiana la scuola fu soppressa dalle autorità ungheresi.

Dopo la guerra per alcuni anni, nonostante le difficoltà, la scuola aveva potuto funzionare. Dato che le sale dell’Istituto di Cultura non erano adatte a tale finalità, le lezioni erano tenute di pomeriggio in una scuola di via Trefort, in una seconda fase negli appartamenti dei docenti e in un appartamento preso in affitto in via Andrássy. Il numero degli alunni era talmente calato che c’entravano anche in aule piccole. L’accordo firmato nel 1939 era rimasto in vigore e si tenevano anche esami di maturità.[65] Il Direttore Generale del Distretto Scolastico di Budapest in un rapporto scritto l’11 luglio 1947, indirizzato al ministro dei culti e della pubblica istruzione,[66] fece notare quell’abbassamento di livello che caratterizzava tutto il lavoro svolto nel liceo. Questo stato di cose venne confermato anche dal presidente della commissione della maturità. Il numero degli iscritti era notevolmente calato e sui 30 alunni soltanto tre non parlavano in ungherese. A quanto pare le condizioni materiali e personali lasciavano molto a desiderare. Certe materie venivano insegnate in ungherese per mancanza di insegnanti capaci di insegnare le proprie materie in italiano. Il documento menzionato affermava che, viste le circostanze, un’eventuale chiusura della scuola non avrebbe causato nessun problema. In seguito, il ministro con una disposizione decise la chiusura della scuola con data 30 settembre 1947.[67] Come motivazione scrisse che il governo italiano non intendeva mantenere l’istituto nel futuro. Gli iscritti potevano passare direttamente a qualsiasi liceo ungherese senza dover sostenere esami complementari. Il ministro su richiesta degli interessati diede il permesso agli iscritti della classe penultima di tenere un esame privato delle materie dell’ultimo anno. Disponendo di questo permesso questi studenti sostennero la maturità nel Liceo Italiano il 1° e 2 ottobre 1947.[68] Con questo chiude la Scuola Italiana di Budapest. L’ultimo documento che riguarda la scuola porta la data del settembre 1949 e conferma la chiusura della Scuola Italiana avvenuta nel 1947.[69]

Come risulta dai fatti menzionati prima, la crescente dittatura in Ungheria troncò il funzionamento della Scuola Italiana. I comunisti saliti al potere vedevano in tutto quello che era italiano la mano del nemico fascista, perciò non lasciavano neanche il minimo spazio; il funzionamento di scuole che non erano basate sull’ideologia marxista-leninista non era visto di buon occhio, e si coglieva la prima occasione - o il primo pretesto - per chiuderle.

Le autorità ungheresi in seguito a delle denunce condussero un’inchiesta disciplinare contro il preside della scuola. Le principali accuse erano le seguenti: non si tengono riunioni collegiali, il preside passa poco tempo a scuola, si avvertono tante irregolarità nell’amministrazione, il preside costringe ad azioni irregolari anche i colleghi, inoltre minaccia i suoi collaboratori e ha l’ambizione di diventare ministro. Dai documenti esaminati si vede che queste accuse non furono confermate, anzi furono smentite dai docenti. Vale la pena citare un brano dal verbale redatto durante l’inchiesta con il preside: “Il mio obiettivo era quello di gestire la scuola fino al ritorno dei docenti e del preside dall’Italia. Avendo constatato però che l’interesse dalla parte dell’Italia non è sufficientemente grande da poter far capire il mio punto di vista e le mie ragioni a favore del mantenimento della scuola italiana, adesso che la scuola chiuda o vada avanti non me ne importa un gran che. Ho sempre considerato importante mantenerla perché durante i suoi 12 anni di funzionamento la scuola ha dimostrato di essere completamente all’altezza e di corrispondere pienamente alla sua missione: piantare la cultura italiana nell’anima dei giovani e in questo spirito educarli per 8 anni. è vero che a suo tempo la scuola fu iniziata per motivi politici ma nella sua attività concreta, nei contenuti dei programmi, nello spirito ha sempre vinto lo spirito umanista italiano frutto di tradizione secolari. I motivi politici, dunque, non furono realizzati. Al contrario, quando a Budapest nelle scuole medie entrò la politica estremista forse la Scuola Italiana era l’unica in cui non si manifestava neanche l’ombra della persecuzione. All’esame di maturità tenutosi nel giugno del 1944 fra i 15 candidati 12 erano ebrei che si presentarono al detto esame con la stella gialla sulla camicia, e tutti si sono diplomati a pieni voti. Credo che ciò basti per caratterizzare la scuola “fascista” che, come si vede, non lo era né nel nome né nello spirito.”[70]

[Indice]

11. L’importanza del funzionamento della Scuola Italiana di Budapest

Se percorriamo la nascita e la breve storia della scuola, paragonandola con altre scuole italiane operanti fuori d’Italia o con altre scuole straniere funzionanti in Ungheria, ci meravigliamo del fatto che questa scuola abbia potuto venire istituita.

Per quello che riguarda l’Italia, è vero che lo stato manteneva molte scuole all’estero, ma in paesi dove il numero degli italiani era molto alto. Erano gli stessi italiani a lottare per la possibilità di poter istruire i propri figli in scuole italiane. Diversa era la situazione in Ungheria: la comunità italiana era numericamente molto modesta, divisa dal punto di vista sociale ed avviata verso l’assimilazione. Gran parte non conosceva la lingua madre, per loro l’italiano più che lingua madre era lingua etnica. Anche dopo la nascita della scuola molti degli italiani residenti a Budapest non avevano iscritto i propri figli alla Scuola Italiana (da altri naturalmente questa possibilità era stata molto apprezzata).

In Ungheria nel periodo studiato non era affatto cosa rara trovare una scuola che avesse come lingua d’insegnamento una lingua diversa dall’ungherese. Nell’anno scolastico 1942/43, per esempio, oltre alla Scuola Italiana funzionavano 264 scuole tedesche, 89 slovacche, 504 ucraine (rutén), 771 rumene, 25 serbe, 1 ebraica e 1 bulgara (non contando le istituzioni bilingui). L’istituzione di tali scuole era giustificata dalla presenza di un gran numero di minoranze etniche-linguistiche nell’Ungheria di allora.

Non c’è da meravigliarsi inoltre se in Ungheria, come in altri paesi dell’Europa centrale, ci fosse sempre una grande richiesta per l’apprendimento delle lingue cosiddette mondiali come il tedesco, il francese e l’inglese. Conoscere delle lingue straniere per un popolo che parla una lingua molto isolata è una prima necessità; così non sorprende che genitori abbiano sempre iscritto i figli nelle scuole tedesche, francesi, inglesi.

Ma l’italiano non appartiene a nessuna delle categorie sopra menzionate: non è né lingua mondiale, né lingua veicolare e nel bacino dei Carpazi non è mai diventata lingua d’emigrazione. Il fatto che per l’apprendimento della lingua italiana ci sia sempre stata una grande richiesta, anche pochi anni dopo che i due popoli si erano ancora si sparato addosso nelle trincee, è segno di quella affinità e simpatia con cui il popolo ungherese si è sempre tradizionalmente avvicinato al popolo italiano.

Alla nascita della Scuola Italiana nel 1935 hanno contribuito molti fattori: oltre all’interessamento tradizionale per il popolo ed il paese hanno avuto la loro parte i cambiamenti positivi avvenuti nei rapporti politici e l’entusiasmo e la costanza di alcuni personaggi di grande rilievo (nella storia dell’insegnamento dell’italiano in Ungheria hanno sempre avuto grande importanza certi personaggi).

La scuola dopo la sua istituzione quasi subito era stata costretta a cambiare: sin dall’inizio l’elemento ungherese era prevalente. Durante gli anni essa era riuscita ad adattarsi alle condizioni mutate, il che sicuramente era costato molta fatica e sacrificio agli insegnanti che erano costretti a cambiare il programma, a rinnovarsi.

Quello di adattarsi alle mutevoli condizioni della situazione è stata una caratteristica che ha accompagnato la Scuola Italiana per tutta la sua esistenza. Durante il suo funzionamento essa è stata costretta ad affrontare problemi che non aveva mai pensato di dover affrontare. Dal punto di vista umano la direzione ed i docenti della scuola erano molto apprezzati. Citando dai ricordi di un ex-alunno: “I docenti di questa scuola gestita da uno stato fascista non si comportavano affatto da fascisti.”, neanche quando ne sarebbero stati obbligati. In questa scuola, leggendo i ricordi degli ex-studenti, doveva esserci un clima aperto, umano, liberale. é certo che la Scuola Italiana è stata un’istituzione di primaria importanza nei rapporti italo-ungheresi, nella vita culturale della Budapest di allora, e la sua aura è continuata anche dopo la sua soppressione.

Una parte degli ex-studenti ha trovato una nuova patria in Italia. Il fatto che avessero avuto la possibilità di frequentare una Scuola Italiana, conoscere la lingua e la cultura italiana a Budapest, ha facilitato il loro inserimento nella società italiana. Conoscere a fondo una lingua e cultura europea ha avuto i suoi vantaggi anche per coloro che si sono trasferiti in un paese terzo. Quella parte degli studenti che ha potuto rimanere in Ungheria, nei limiti del possibile ha continuato a mantenere legami stretti con la lingua italiana, con l’Italia. Molti dopo la guerra hanno lavorato come traduttori, interpreti, se ne avevano la possibilità (conoscendo quei tempi però una maturità conseguita in una scuola “fascista” non doveva essere una buona raccomandazione). La competenza di alto livello della lingua italiana è stata di grande aiuto nella loro vita professionale e in quella privata. Competenza che miracolosamente sono riusciti a mantenere anche nel periodo della guerra fredda. Nel loro ambiente hanno tramandato ai figli e ai nipoti l’amore per la lingua e cultura italiana.

Per quello che riguarda chi si occupa dei rapporti italo-ungheresi, dell’insegnamento delle lingue: è un vero peccato che la storia abbia troncato questa iniziativa. Molta acqua è passata sotto i ponti finché le autorità competenti hanno di nuovo capito che l’istituzione di scuole bilingui è una garanzia per l’apprendimento di una lingua straniera ad alto livello, e nello stesso tempo un buon investimento per tutte e due le parti.

La vita della Scuola Italiana di Budapest a causa della guerra e degli avvenimenti è stata troncata. Oggi speriamo non ci siano pericoli di questo genere. Sarebbe peccato se anche questa seconda occasione che ci è stata data dovesse sfumare, seppur per altre ragioni di quelle di cinquant’anni fa.

[Indice]

 



[1]Costituzione del Comitato della “Dante Alighieri” a Budapest. in: Corvina (1929) pp. 121-123.

[2]Barátsági, békéltető eljárási és választott bírósági szerződés Magyarország és Olaszország között (1927. évi XXVIII. tv.). in: Magyar Törvénytár, 1927. évi törvénycikkek. (Budapest, 1928)

[3]Legge XVIII dell’anno 1935 sull’inarticolazione della Convenzione culturale fra Ungheria e Italia firmata a Roma il 16 febbraio 1935. in: Corvina (1936) pp. 40-45.

[4]Szabó Győző: La situazione dell’insegnamento dell’italiano nelle università ungheresi. in: AA. VV.: Lingua e cultura italiana in Europa (Le Monnier, Firenze, 1990) a cura di Lo Cascio, Vincenzo, pp. 531-535.

[5]Jászay Magda: L’Istituto Italiano di Cultura per l’Ungheria. I Quaderni del Veltro (Il Veltro Ed., Roma, 1991)

[6]Klebelsberg Kunó: La cooperazione intellettuale tra l’Italia e l’Ungheria. in: Corvina (1927) pp. 11-13.

[7]Fábián Zsuzsanna: Nomi propri italiani nell’ungherese. in: Nuova Corvina - Rivista di Italianistica dell’Istituto Italiano di Cultura per l’Ungheria. Numero 4. 1998. (Budapest, 1998) pp. 75-79.

[8]Informazione dell’Alleanza Italiana d’Ungheria. in: La Famiglia - Periodica dell’Alleanza Italiana d’Ungheria, Anno 2 / Numero 4 (1/1993)

[9]Enciclopedia Italiana Treccani (Ed. Istituto G. Treccani, 1932), vocabolo: Italia

[10]Siciliano, Italo: Per la lingua e la cultura italiana in Ungheria. in: Corvina (1923) pp. 122.

[11]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. lettera di Italo Siciliano a Piero Parini (Direttore Generale Scuole Italiane all’Estero) (Budapest, 7 marzo 1929)

[12]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. lettera di Durini di Monza a MAE (Budapest, 11 maggio 1929)

[13]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. Telegramma N. 10356/1786 dalla Legazione d’Italia a MAE (Budapest, 12 novembre 1933)

[14]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. Relazione di Odorico Pavarin a MAE (Budapest, 30 novembre 1933)

[15]ivi.

[16]ivi.

[17]ivi.

[18]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. Telespresso N. 852485/123 dal MAE alla Legazione d’Italia in Budapest (Roma, 14 giugno 1934)

[19]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. Relazione finale di Odorico Pavarin a MAE (Budapest, 28 giugno 1934)

[20]ivi.

[21]ivi.

[22]ivi.

[23]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. lettera dal MAE alla Legazione d’Italia in Budapest (Roma, 14 luglio 1934)

[24]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. Promemoria allegata al Telespresso N. 7247/974 dalla Legazione d’Italia in Budapest a MAE (Budapest, 8 luglio 1935)

[25]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. Rapporto sull’ordinamento della scuola del Preside (Prof. Alberto Gianola) a MAE (Budapest, 25 settembre 1935)

[26]ivi.

[27]ivi.

[28]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. Telespresso N. 895398/278 dal MAE alla Legazione d’Italia in Budapest (Roma, 10 ottobre 1935)

[29]ASMAE AS (1936-45) busta N. 136. Relazione finale del Preside (Prof. Gino Lorenzi) della R. Scuola Italiana di Budapest al MAE (Budapest, 7 luglio 1936)

[30]ivi.

[31]ivi.

[32]ivi.

[33]ivi.

[34]ASMAE AS (1936-45) busta N. 136.

[35]ASMAE AS (1936-45) busta N. 136.

[36]ASMAE AS (1936-45) busta N. 136. lettera del Preside Lorenzi a MAE (Budapest, 31 maggio 1937)

[37]ASMAE AS (1936-45) busta N. 136.

[38]ASMAE AS (1936-45) busta N. 136. Telespresso N. 896766/340 dal MAE alla Legzione d’Italia in Budapest (Roma, 18 novembre 1938)

[39]ASMAE AS (1936-45) busta N. 136.

[40]ASMAE AS (1936-45) busta N. 136. Relazione dell’Ispettore Generale al Direttore Generale delle Scuole Italiane all’Estero (Roma, 8 novembre 1937)

[41]ivi.

[42]ivi.

[43]ivi.

[44]ivi.

[45]ivi.

[46]ASMAE AS (1936-45) busta N. 136. Telespresso N. 11111/2183 dalla R. Legazione d’Italia al R. Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale Italiani all’Estero (Budapest, 3 dicembre 1937)

[47]ivi.

[48]ivi.

[49]ivi.

[50]ASMAE AS (1929-35) busta N. 848. Regolamento della R. Scuola Italiana “Eugenio di Savoia” di Budapest

[51]ASMAE AS (1936-45) busta N. 137. Telspresso N. 591/227 dalla Legazione d’Italia a Budapest a MAE (Budapest, 3 febbraio 1940)

[52]ASMAE AS (1936-45) busta N. 137. Telespresso N. 1930/845 dalla Legazione d’Italia a Budapest a MAE (Budapest, 1° maggio 1940)

[53]ASMAE AS (1936-45) busta N. 155. lettera del console italiano di Budapest a Carosi (Budapest, 14 luglio 1942)

[54]ASMAE AS (1936-45) busta N. 138. Relazione finale del Preside Maffei (a.s. 1942/43) a MAE (Budapest, 30 giugno 1943)

[55]ASMAE AS (1936-45) busta N. 138.

[56]ASMAE Serie Politica, Ungheria (1931-45) busta N. 37. lettera da MAE a Ministero dell’Educazione Nazionale (Salerno, 29 febbraio 1944)

[57]ASMAE AS (1936-45) busta N. 138. Relazione del Direttore Ziccardi a MAE (Budapest, 30 giugno 1944)

[58]ASMAE Serie Politica, Ungheria (1931-45) busta N. 37. lettera da MAE a Ministero dell’Educazione Nazionale (Salerno, 29 febbraio 1944)

[59]ASMAE AS (1936-45) busta N. 138.

[60]ASMAE AS (1936-45) busta N. 138. Relazione del Direttore Ziccardi a MAE (Budapest, 30 giugno 1944)

[61]ASMAE AS (1936-45) busta N. 138. Relazione del Preside Maffei a MAE (Cadenabbia, 1° novembre 1944)

[62]ASMAE Serie Politica, Ungheria (1931-45) busta N. 37. lettera da Giovanni Rossi (Presidente dell’Italia Libera) alla Legazione di Bucarest (Budapest, 2 maggio 1945)

[63]Archivio del Capitale Budapest (Budapest Főváros Levéltára) VI. 502. b. Tankerületi Főigazgatóság 3680/1944-45.

[64]ASMAE Serie Politica, Ungheria (1931-45) busta N. 37. lettera di Rodolfo Mosca sulla venuta di Giovanni Rossi a Roma (Budapest, 4 ottobre 1945)

[65]Archivio della Capitale Budapest VI. 502. d. Tankerületi Főigazgatóság, Olasz Királyi Gimnázium 1939-47. (matricole e verbali degli esami di maturità)

[66]Archivio della Capitale Budapest VI. 502. b. Tankerületi Főigazgatóság 9427/1946-47.

[67] ivi. 1139/1947-48.

[68] ivi. 2317/1947-48.

[69]Vámos Ágnes: A magyarországi kétnyelvű iskoláztatás története a kezdetektől 1945-ig. (Kandidátusi értekezés, Budapest, 1993) pp. 73.

[70] Archivio della Capitale Budapest VI. 502. b. Tankerületi Főigazgatóság 1139/1947-48.